Il giovane partì insieme con l'angelo e anche il cane li seguì.
In questa frase non vedete né l'angelo né il giovane: vedete solo il cane, indovinate il suo umore gioioso, lo guardate mentre segue i due invisibili: il giovane, reso invisibile dalla sua spensieratezza, e l'angelo, reso invisibile dalla sua semplicità. Il cane, sì, lo si vede. Dietro. Al seguito. Segue gli altri due. Segue le loro tracce e talora si attarda, si perde in un prato, si blocca davanti a una gallinella d'acqua o a una volpe, poi guizza via e raggiunge gli altri, s'incolla di nuovo alle falde del giovane e dell'angelo. Vagabondo, festoso. Il giovane e l'angelo camminano accanto. Forse il giovane tiene la mano dell'angelo, per guidarlo, perché l'angelo non sia troppo impacciato, lui che va nel mondo visibile come un cieco in pieno giorno. E il giovane canticchia, racconta ciò che gli passa per la testa, e l'angelo sorride, approva - e il cane sempre dietro a quei due, ora a destra, ora a sinistra.
Questo cane è nella Bibbia. Non ci sono molti cani nella Bibbia. Ci sono balene, pecore, uccelli e serpenti, ma ben pochi cani. In effetti, l'unico che conoscete è proprio questo, che scorrazza per i sentieri al seguito dei suoi due padroni: il giovane e l'angelo, il riso e il silenzio, il gioco e la grazia”.
Con queste parole di Christian Bobin tratte dal suo “Francesco e l’infinitamente piccolo”, mi piace ricordare la mia piccola cana Caramella, con cui ho convissuto per troppo poco tempo (meno di un anno) e che se n’è andata improvvisamente e forse senza soffrire. Era una cucciola gioiosa, allegra e simpaticamente dispettosa. Mi mancheranno di lei soprattutto il suo tipico scodinzolare e quel guardare di sottecchi come a dire: vedrai che ti buggero ancora un’altra volta.
Rimane il ricordo e la certezza che ci rivedremo, come dice molto bene Luise Rinser nella prefazione a “Sulla immortalità degli animali” di Eugen Drewermann: “Quando quindici anni fa il mio amatissimo cane Vanno morì io piansi molto. La mia indimenticabile amica Ingeborg mi disse allora: "Non piangere, il tuo cane adesso e presso il Grande Cane". Aveva pensato, senza saperlo, platonicamente. Io penso realisticamente e cristianamente: rivedrò il mio cane e tutti i cani della mia vita perché sono parte della mia vita, e ciò significa che verranno redenti insieme con me poiché sono immortali. Immortali grazie a ciò che ci unisce: l'atman, il divino soffio vitale”.
Arrivederci, piccola cagnetta, quando ci rivedremo sarà per sempre.