Quello che ora serve, è dichiarare di avere dei forti interessi in campo spirituale. Per l’esattezza, la cosa migliore da affermare è quella di essere “spirituali, ma non religiosi”. Non è un consiglio tratto dalla rubrica per cuori solitari di una rivista di quart’ordine, bensì il risultato ultimo di un serissimo studio condotto dal professor Constantine Sedikides, psicologo sociale dell’Università di Southampton e pubblicato sulla Personality and Social Psychology Review. Lo studio, condotto su 15.000 soggetti, ha stabilito un’evidenza fortissima tra convinzioni spirituali e attrattiva sociale. I motivi del fenomeno (diffuso soprattutto in America del Nord) non sono ancora completamente chiari. Gli esperti affermano comunque come sia probabile che chi afferma di avere forti convinzioni spirituali sia ritenuta una persona più fidata, capace di guardare oltre il proprio interesse personale e più incline della media alla monogamia.
Una considerazione a parte merita il fatto che sia meglio affermare di essere “spirituali”, piuttosto che “religiosi”. La ricerca mette in evidenza come, ai fini dell’attrattiva sociale, sia preferibile essere visti come “intrinsecamente religiosi" piuttosto che come “estrinsecamente religiosi”. D’altra parte, c’è pure il rischio di apparire come degli insopportabili dogmatici. Ecco che quindi il dichiarare di essere genericamente degli “spirituali”, può apparire un giusto equilibrio. Fatto sta che si tratta di una terminologia che sta entrando largamente in uso anche in ambienti religiosi conservatori.
E comunque, è sconsigliabile dichiarare di essere degli spirituali solo per “cuccare” di più. Anche perché si verrebbe scoperti in poco tempo.
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