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giovedì 12 marzo 2009

Lombardia: accordo Regione - comunità ebraica per l'assistenza ospedaliera


Se è vero che la civiltà di un popolo si misura anche dal rispetto delle minoranze (ivi comprese ovviamente quelle religiose) non c’è che da salutare con favore l’accordo raggiunto in Lombardia tra l’ assessorato regionale alla sanità e la comunità ebraica locale guidata da Leone Soued.


L’accordo in questione è davvero completo perché, per così dire, riguarda anima e corpo. Nel primo caso prevede una specifica assistenza religiosa ai ricoverati ebrei negli ospedali pubblici e le strutture sanitarie individueranno luoghi da adibire a funzioni religiose ebraiche di preghiera collettiva o alla veglia dei defunti.


Per quanto riguarda il secondo aspetto, invece, è prevista la somministrazione di pasti conformi alle regole previste dal culto («kosher») per i degenti di religione ebraica  ricoverati nelle strutture di cura. La Lombardia «è la seconda Regione in Italia a stipulare questo accordo dopo il Lazio - spiega Soued - dove la comunità ebraica è più densa. Ci sarà un numero verde, che sarà diffuso all'interno della comunità e per mezzo degli organi di stampa, per permettere a tutti di conoscere e di usufruire del servizio». L'accordo deriva da una legge d'intesa del 1989 tra lo Stato e la Comunità ebraica, «che finora - aggiunge l’assessore lombardo alla sanità Bresciani - non era ancora stata applicata. Finalmente si è compiuto un dovere verso il cittadino, è il completamento di un percorso». «In circa un anno - conclude Soued - prevediamo 200-250 richieste per questo servizio sul territorio di Milano e provincia», su un totale di circa 10 mila fedeli.


Quindi, tutto bene. Ma se si dovesse pensare ad un accordo simile con la ben più folta comunità islamica le cose andrebbero molto diversamente, c’è da scommetterci.

mercoledì 14 novembre 2007

Gran Bretagna: forti opposizioni al "cappellano multireligioso"

Negli ospedali è bene che ci sia un unico cappellano che si occupi dei degenti di tutte le confessioni religiose o è piuttosto meglio che ciascuna fede abbia il proprio? Vista dall’Italia, la domanda (e l’alternativa che la stessa pone) sembra davvero lunare. Così non è invece in Gran Bretagna, dove il governo di Gordon Brown (per motivi di bilancio, non certo ecumenici) sembra decisamente orientato verso la prima ipotesi. Per scongiurare la cui attuazione si è addirittura costituito un comitato formato da parlamentari di diverso schieramento politico denominato “All Party Parliamentary Group for Chaplaincy”. La cosa sta provocando diverse polemiche oltre Manica e sarà interessante seguirne gli sviluppi. Chissà che un giorno o l’altro anche in Italia vedremo un imam accostarsi al capezzale di una vecchietta con il rosario in mano. Oggi sembra fantascienza, ma domani?