martedì 23 ottobre 2007

Birmania: le parole di un monaco per non dimenticare

Già, ha proprio ragione Boh a chiedersi: “Per la Birmania come per il Tibet, l'Occidente democratico che fa?”. Mi ha colpito al riguardo, un post del blog di Luigi Accattoli che riporta le parole del monaco U Uttara, intervenuto all’incontro napoletano di cui ho parlato domenica. Eccole: “I monaci buddisti del mio paese, tormentato da povertà, repressione e corruzione, sono usciti per via allo scopo di chiedere al regime di mettere fine a questi mali. Hanno fatto la loro richiesta pacificamente, esprimendo gentilezza e amore per ogni creatura. La repressione armata li ha colpiti in maniera terribile insieme agli studenti e ai cittadini che protestavano con loro. Tanti di noi sono stati imprigionati e non sappiamo dove siano stati portati. Abbiamo avuto dei morti, sappiamo che tanti di noi sono stati torturati. Aiutateci pregando con noi per la fine della repressione e il ritorno al rispetto dei diritti umani nel nostro paese. Grazie. Anche noi preghiamo per la pace di ogni creatura”. Ecco, magari è poco il riportare semplicemente delle parole, ma forse è meglio che niente.

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