Poche feste (e forse nessuna) come quella dell’Epifania sono state a rischio di fraintendimenti. A quest’ultima è addirittura toccato in sorte di essere ormai ridotta quasi esclusivamente a festa della Befana. Simpatica vecchietta, per carità, ma che poco o nulla ha a che spartire con la festività suddetta. Chi fosse desideroso di un primo approfondimento, qui può trovarne uno succinto ma abbastanza attendibile.
Ma come al solito sono i poeti a vedere più in profondità. Com’è il caso di W. B. Yeats con questa poesia tratta dalla raccolta “Brucia, Invisibile fiamma” ed intitolata semplicemente
I Magi
Ora come in ogni tempo io posso vedere con l’occhio della mente,
nei loro abiti rigidi, dipinti, i pallidi insoddisfatti
apparire e scomparire nell’azzurra profondità del cielo
con tutti i loro volti antichi simili a pietre solcati dalla pioggia,
e tutti i loro elmi d’argento che ondeggiamo l’uno accanto all’altro,
e i loro occhi ancor fissi, sperando di trovare ancora una volta,
essendo insoddisfatti del tumulto del Calvario,
l’incontrollabile mistero sul pavimento bestiale.
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