La regista non è credente (“Di mio, sarei protestante –afferma infatti- e credo che Dio non esista. Volevo soltanto raccontare una storia, per riflettere sull’idea di miracolo. E siccome Lourdes, in questo senso, è il massimo, m’è venuta l’idea di girare lì) ma evidentemente ha saputo tenere bene in equilibrio i vari piani della vicenda. La storia raccontata è quella di una ragazza sulla sedia a rotelle che decide di compiere il viaggio della speranza. Un bel giorno il miracolo sembra arrivare e Christine (questo il suo nome) scopre di poter camminare sulle sue gambe. Nel finale del film starà di nuovo male ma scoprirà anche l’amore nei panni di un poliziotto in servizio in uno dei tanti alberghi che affollano la cittadina francese.
Morali, la regista non ne trae: «La malattia –afferma- è una metafora che racconto come un handicap dell’anima. Nella vita, questo è il messaggio, non si può avere tutto quello che si vuole. E riesco persino ad abbracciare la crudeltà, espressa dai pellegrini, che non si vedono esaudire le loro preghiere». Non sarebbe il primo caso di regista non credente che riesce a ben sintonizzarsi sulle tematiche religiose, basti pensare al bellissimo Vangelo secondo Matteo di Pasolini. Al quale occorse però un destino molto diverso da quello del film della Hausner: ebbe infatti ottime accoglienze dal mondo cattolico ma fu stroncato dalla sinistra. Molta acqua sotto i ponti è evidentemente passata da allora.
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RispondiEliminaBel post, Don!
RispondiEliminatroppo buona :-)
RispondiEliminaOrmai, se ho tempo, questo blog è diventato un appuntamento quotidiano!
RispondiEliminaGrazie Don Mo!
grazie Niki, anch'io passo, tra l'altro noto che sei una gattara e con ciò acquisti innumerevoli punti ai miei occhi :-)
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