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venerdì 7 maggio 2010

Al via una settimana dedicata alla comunicazione con Caserta capitale

Da domenica 9 maggio, per poi proseguire per  tutta la settimana, prendono il via gli eventi legati alla Settimana della Comunicazione, che culmineranno con la celebrazione, domenica 16 maggio, con la Giornata delle Comunicazioni Sociali.

Il messaggio per la Giornata 2010 guarda ai sacerdoti e alle potenzialità pastorali dei media. In esso i sacerdoti sono incoraggiati ad affrontare «le sfide che nascono dalla nuova cultura digitale». Se conosciuti e valorizzati adeguatamente i mezzi di comunicazione sociale «possono offrire ai sacerdoti e a tutti gli operatori pastorali una ricchezza di dati e di contenuti che prima erano di difficile accesso, e facilitano forme di collaborazione e di crescita di comunione impensabili nel passato». Grazie ai nuovi media -spiega una nota ufficiale del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali- «chi predica e fa conoscere il Verbo della vita può raggiungere con parole, suoni e immagini -vera e specifica grammatica espressiva della cultura digitale- persino singole e intere comunità in ogni continente, per creare nuovi spazi di conoscenza e di dialogo giungendo a proporre e realizzare itinerari di comunione».

Cuore delle celebrazioni di quest’anno sarà la diocesi di Caserta, dove è stato organizzato l’annuale Festival della Comunicazione sociale. ''Non ci ha colti impreparati il tema e il messaggio di quest'anno, che è in sintonia con l'Anno Sacerdotale e mette in risalto la figura del sacerdote inserito in un'azione pastorale che tenga conto del mondo digitale - ha spiegato don Roberto Ponti, presidente del Centro Culturale San Paolo, organizzatore della Settimana insieme con la Società San Paolo, le Figlie di San Paolo e la diocesi campana e che vedrà dispiegare durante i sette giorni sessanta eventi e circa un centinaio di ospiti.

mercoledì 31 marzo 2010

Media e religione: solo lo 0,8% di copertura negli Stati Uniti


Ci vorrebbe un Osservatorio di Pavia anche per la religione. È il primo pensiero che salta in mente scorrendo l’interessante studio pubblicato nei giorni scorsi negli Stati Uniti e dedicato a quanto e come i media d’Oltreoceano seguono le vicende in materia di religione.

Dopo aver analizzato ben 68.700 notizie pubblicate nel corso del 2009, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che esse rappresentavano solo uno striminzito 0,8% del totale delle notizie (percentuale tra l’altro simile a quella ottenuta da altri argomenti quali l’istruzione o l’immigrazione). Percentuale estremamente bassa, ma addirittura inferiore a quella del 2008, quando un analogo studio ne aveva riscontrata una dell’1%. Per avere un termine di paragone, quelle in tema di assistenza sanitaria hanno avuto, nel corso del medesimo arco temporale, una copertura dell’11% totale delle notizie.

Circa due terzi di dette notizie, informa sempre lo studio, si incentrano su storie che hanno avuto luogo negli Stati Uniti mentre solo un terzo originano fuori dei confini nazionali. Le tv via cavo (che negli States hanno un’audience notevole) hanno dato maggior spazio alle notizie che mescolavano tra loro religione e politica, come ad esempio il dibattito seguito all’elezione di Obama ed i suoi rapporti con la fede. Le grandi reti televisive nazionali, dal canto loro, come NBC, CBS e ABC, hanno invece dato maggior spazio ad eventi internazionali, quali la visita del Papa in Medio Oriente o la revoca della scomunica ai vescovi lefebrviani.

Il rapporto analizza anche un importante trend: è destinato a crescere –vi si afferma infatti- il ruolo dei nuovi media come principale luogo deputato a riportare notizie e discussioni intorno alla religione, mentre è destinato a diminuire il numero di coloro che si occupano di tali questioni nei media tradizionali.

Per tornare all’inizio del post, è un peccato che simili accurate ricerche non vengano svolte anche nel nostro Paese.

giovedì 4 dicembre 2008

I miei primi quarant'anni: festa per il compleanno di "Avvenire"


Il raggiungimento degli “anta” è sempre un traguardo importante, vuoi nella vita di una persona, vuoi nella vita di un’istituzione. Non si può quindi far passare sotto silenzio il quarantesimo anniversario (che cade giusto oggi) del quotidiano Avvenire.


Nato in una stagione di grandi cambiamenti sociali e culturali, “Avvenire” è l’unico quotidiano cattolico a tiratura nazionale. “Da oggi, giorno per giorno, seguendo le vicende alterne della cronaca, cercheremo di portare avanti un discorso che i cattolici italiani hanno iniziato ormai da più di cento anni”, scriveva nel primo editoriale Leonardo Valente, direttore del nuovo quotidiano, nato dalla fusione del bolognese “L’Avvenire d’Italia” e del milanese “L’Italia” ponendo la testata come uno strumento “di presenza e di testimonianza”. Paolo VI volle che la sede fosse a Milano, “cuore pulsante dell’Italia degli anni Sessanta”, ricorda una pubblicazione commemorativa dei quarant’anni.


Qui un servizio dell’agenzia H2O su di una mostra organizzata in concomitanza del quarantennale e qui una photogallery dello stesso quotidiano.


In occasione del quarantesimo anniversario del quotidiano è stato anche messo online il nuovo sito. Che però (per dirla tutta) avrebbe avuto decisamente bisogno di una sterzata in un senso maggiormente 2.0. Comunque non sciupiamo la festa e facciamo sinceri auguri ad Avvenire per i suoi primi quarant’anni. Per le critiche ci sarà tempo.

lunedì 29 gennaio 2007

Pornografia dei corpi e pornografia dello spirito

Dopo le inchieste “sul campo” negli ospedali e nelle aule giudiziarie, era pressoché inevitabile che qualcuno pensasse di infilarsi con un microfono nascosto anche in chiesa. E ora speriamo solo che a qualche titolista fantasioso non venga in mete di chiamare la cosa “confessionopoli” o “gratopoli”.


Ci riferiamo, ovviamente, all’inchiesta realizzata da L’Espresso tra i confessori italiani. Dei cronisti si sono finti penitenti per vedere come si comportavano i sacerdoti italiani alle prese con le questioni etiche più scottanti del momento: staminali, eutanasia, contraccezione, pacs, ecc. ecc. L’Osservatore Romano non ha affatto preso bene la cosa affermando che “siamo in realtà di fronte ad un episodio di una gravità inaudita, che travalica i limiti imposti dalla deontologia professionale. Ciò che ci preme sottolineare è l’offesa recata a quanti credono nel sacramento della riconciliazione, che non è una chiacchierata come altre”. Difficile dargli torto. Qui siamo di fronte ad una sorta di pornografia dello spirito, che non si sa se sia più o meno grave di quella dei corpi.


 

martedì 16 gennaio 2007

Il sesso come Dio comanda secondo Panorama


“I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”. Così recita il celebre Bollettino della vittoria. Arrivati al punto in cui è arrivato certo giornalismo italiano, sarà il caso di aggiornare il passo in: “I resti di quello che fu uno dei maggiori settimanali italiani…”.


Sinceramente, è questa la sensazione che si prova leggendo un articolo di Panorama dedicato alla sessualità di coppia. Già il sommarietto sembra fatto apposta per abbindolare i gonzi: Tre siti internet, autorizzati dalla Cei, spiegano ai fedeli come risolvere i problemi a letto”. Ma quando mai? Basta fare un giro nei tre siti in questione per verificare di persona che il fruscio delle lenzuola è assolutamente assente. Quanto poi al definire la Scuola superiore di specializzazione in bioetica e sessuologia una sorta di Kamasutra cattolico, beh, si resta davvero senza parole per la banalizzazione di problematiche che meriterebbero ben altro approccio.


E infine un appunto: è una bufala che la posizione del missionario sia stata imposta agli indigeni tahitiani dai missionari cristiani. Lo afferma, tra gli altri, anche Wikipedia. I missionari avranno le loro responsabilità, ma accusarli di aver imposto un tal peso all’universo femminile, è francamente troppo.