lunedì 29 gennaio 2007

Pornografia dei corpi e pornografia dello spirito

Dopo le inchieste “sul campo” negli ospedali e nelle aule giudiziarie, era pressoché inevitabile che qualcuno pensasse di infilarsi con un microfono nascosto anche in chiesa. E ora speriamo solo che a qualche titolista fantasioso non venga in mete di chiamare la cosa “confessionopoli” o “gratopoli”.


Ci riferiamo, ovviamente, all’inchiesta realizzata da L’Espresso tra i confessori italiani. Dei cronisti si sono finti penitenti per vedere come si comportavano i sacerdoti italiani alle prese con le questioni etiche più scottanti del momento: staminali, eutanasia, contraccezione, pacs, ecc. ecc. L’Osservatore Romano non ha affatto preso bene la cosa affermando che “siamo in realtà di fronte ad un episodio di una gravità inaudita, che travalica i limiti imposti dalla deontologia professionale. Ciò che ci preme sottolineare è l’offesa recata a quanti credono nel sacramento della riconciliazione, che non è una chiacchierata come altre”. Difficile dargli torto. Qui siamo di fronte ad una sorta di pornografia dello spirito, che non si sa se sia più o meno grave di quella dei corpi.


 

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