Come si accorgerà anche il lettore più distratto, questo blog avrà delle fisse. Alcune delle quali con un nome e cognome, come è il caso di Dietrich Bonheffer, il pastore luterano finito nel gorgo della follia hitleriana.
Alla fine del 1944 così scriveva dalla cella alla fidanzata Maria per farle gli auguri per l’anno nuovo:
Da forze buone avvolto in modo fedele e silenzioso
protetto e miracolosamente confidente
voglio queste giornate viver con voi
ed entrare con voi nel nuovo anno.
Quello vecchio vuol tormentare ancora il nostro cuore
ancor ci opprime il duro peso dei miseri giorni:
oh Signore, dona alle nostre anime impaurite
la salvezza per cui ci hai creati.
E porgi tu il calice pesante, quello amaro
della sofferenza, piena filo all’orlo estremo
e così noi lo prendiam da te, grati, senza tremare
dalla mano tua, buona e amata.
Ma certo: vuoi donarci ancora gioia
per questo mondo e per il chiarore del suo sole
allora il passato vogliamo ripensare
e così l’intera vita nostra t’appartiene.
Oggi fa ardere calde e silenziose le candele
Che hai trasportato tu alla nostra oscurità;
conducici, se si può, di nuovo insieme.
È ciò che noi sappiamo: arde di notte la luce tua.
Quando su di noi discende il silenzio profondo
oh, lascia che udiamo quel timbro pieno
del mondo, che invisibile s’estende intorno a noi
Di tutti i figli tuoi canto alto di lode.
Da forze buone, miracolosamente accolti
qualunque cosa accada, attendiamo confidenti.
Dio è con noi alla sera e al mattino
e stanne certa, in ogni nuovo giorno.
Il 9 aprile del 1945 venne appeso ad un gancio nel campo di concentramento di Flossenbürg, ma credette nelle forze buone fino alla fine. Che quelle stesse forze accompagnino chiunque passerà di qui per tutto il 2007. E anche oltre.
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