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lunedì 14 giugno 2010

Lady Gaga, Madonna e le provocazioni "spirituali"

Lady Gaga, la popstar del momento, non sarebbe altro che una “Wannabe Madonna”? Il dubbio comincia ad affiorare, specialmente dopo l’uscita dell’ultimo video della cantante italoamericana, quel Alejandro che può già vantare milioni di click su YouTube. Nello stesso, infatti, Lady Gaga, al pari di ciò che è solita fare quella che molti considerano la sua musa ispiratrice, gioca infatti pesantemente con allusioni a sfondo religioso, in particolar  modo di matrice cristiana.

Tra crocifissi e abiti talari, la cantante appare dapprima travestita da suora mentre ingoia un rosario e poi da vescovo mentre si intrattiene in scene hot con alcuni ballerini seminudi (per evitare di dover guardare i quasi 9 minuti di video, tra l’altro tecnicamente pregevole, essendo stato diretto dal fotografo di moda Steven Klein, MTV ha fatto un sunto delle 20 scene più hot). Ben lungi dal versare acqua sul fuoco per spegnere le polemiche che sono prontamente divampate, Lady Gaga vi ha anzi versato della benzina per alimentarlo.

Intervistata dal celebre Larry King sulla CNN, la popstar ha tra l’altro dichiarato di avere avuto un’educazione cattolica e di pregare molto ma di considerare la religione e la chiesa come due entità completamente separate. Il regista Steven Klein, da parte sua ha affermato in un’intervista di non ritenere la simbologia religiosa qualcosa di completamente negativo, visto che essa rappresenterebbe la battaglia del personaggio tra le forse oscure di questo mondo e la salvezza spirituale dell’anima.

Intanto, mentre i dubbi sul fatto che Lady Gaga non sia altro che una Madonna in sedicesimo non sono certo diradati, mentre lei e il suo entourage un obiettivo lo hanno colto di sicuro: infatti siamo qui a parlare di lei, fino alla prossima “provocazione”.

lunedì 7 giugno 2010

Religione e scuola: una nuova sentenza fa discutere la Germania

Le questioni riguardanti la libertà di culto all’interno delle aule scolastiche tornano a far discutere in Germania. Il caso in questione è il proseguimento di una vicenda di cui parlammo tempo fa e che riguardava uno studente musulmano che chiedeva gli venisse messa a disposizione un’aula per la preghiera all’interno della scuola da lui frequentata. Il diritto gli fu concesso e tra l’altro pare che in due anni l’aula sia stata usata solo sedici volte, così almeno ha sostenuto in tribunale il legale dell’amministrazione scolastica. Lo studente si è difeso affermando di avere trovato a volte difficoltà a farsi aprire il locale. Contro la concessione fece comunque ricorso l'autorità per l'educazione della città di Berlino (una sorta di assessorato alla pubblica istruzione) e la sentenza di appello ribalta ora completamente quella di primo grado. I giudici affermano infatti che la restrizione della libertà di religione da parte della scuola, può essere giustificata alla luce di altri diritti costituzionali ugualmente importanti, come la libertà di religione degli altri studenti, i diritti dei genitori e la pace scolastica necessaria per l’espletamento dei compiti istituzionali.

La preside della scuola, Brigitte Burchardt, si è detta lieta della sentenza in quanto a suo avviso la medesima le consentirebbe di tutelare in maniera più efficace la libertà dei suoi 650 studenti. Che provengono (il dato non è ininfluente ai fini della comprensione della vicenda) da ben 29 Paesi differenti, mentre il Liceo nell’occhio del ciclone è situato in un quartiere occidentale di Berlino che fa registrare un tasso di immigrazione del 31,4%.

La vicenda potrebbe comunque non essere ancora conclusa perché il giovane potrebbe ancora fare ricorso all’equivalente della nostra Corte di Cassazione.

lunedì 19 aprile 2010

Itinerari di spiritualità: al via stasera una serie di "Speciale TG5"

Non capita spesso (per usare un eufemismo) di segnalare volentieri un programma televisivo, ma questa volta pare sia proprio il caso di fare un’eccezione. Stasera, infatti, in seconda serata su Canale 5, verrà trasmessa la prima di una serie di tre puntate di “Speciale TG5” dedicate ad argomenti a carattere religioso con una particolare sottolineatura sul tema ddel viaggio. La bontà dell’iniziativa (salvo, ovviamente, smentite dovute dai fatti) è garantita da due fattori: il primo è che la serie è prodotta dall’emittente televisiva in collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi; il secondo fattore che fa ben sperare è che gli speciali sono firmati dalla vaticanista del Tg5 Marina Ricci, professionista di prim’ordine.

Il via dunque stasera con lo speciale, dal titolo “L’arca Perduta”, che racconta la storia della più leggendaria e controversa reliquia biblica, l’Arca dell’Alleanza, scomparsa più di tremila anni fa e forse custodita nella Chiesa di Santa Maria di Sion, ad Axum, in Etiopia. Nel programma spicca la testimonianza di Claudio Giuseppe Infranca, l’architetto e restauratore italiano che nel 1991 è riuscito ad entrare nel sancta sanctorum della chiesa, dove ha scattato una foto ad un misterioso oggetto lì contenuto, che si ritiene possa essere proprio l’Arca perduta.

Durante il 2010 seguiranno altri due appuntamenti, il primo dei quali, “Santiago de Compostela”, sarà dedicato alla figura dell’Apostolo Giacomo e al lungo percorso che i pellegrini fin dal Medioevo intraprendono, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al santuario di Santiago, presso cui il discepolo è sepolto. Concluderà il ciclo, “Le Case di Maria”, una puntata riservata alla figura di Maria che partirà dal ritrovamento della sua casa terrena ad Efeso e si snoderà attraverso la scoperta delle dimore della madre di Gesù.

A queste prime tre puntate ne seguiranno altre tre, ancora allo studio. I soggetti in via di valutazione sono la storia di don Andrea Santoro, il missionario italiano ucciso in Turchia, un viaggio attraverso i luoghi di San Giovanni Apostolo e il culto del volto di Cristo.

mercoledì 31 marzo 2010

Media e religione: solo lo 0,8% di copertura negli Stati Uniti


Ci vorrebbe un Osservatorio di Pavia anche per la religione. È il primo pensiero che salta in mente scorrendo l’interessante studio pubblicato nei giorni scorsi negli Stati Uniti e dedicato a quanto e come i media d’Oltreoceano seguono le vicende in materia di religione.

Dopo aver analizzato ben 68.700 notizie pubblicate nel corso del 2009, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che esse rappresentavano solo uno striminzito 0,8% del totale delle notizie (percentuale tra l’altro simile a quella ottenuta da altri argomenti quali l’istruzione o l’immigrazione). Percentuale estremamente bassa, ma addirittura inferiore a quella del 2008, quando un analogo studio ne aveva riscontrata una dell’1%. Per avere un termine di paragone, quelle in tema di assistenza sanitaria hanno avuto, nel corso del medesimo arco temporale, una copertura dell’11% totale delle notizie.

Circa due terzi di dette notizie, informa sempre lo studio, si incentrano su storie che hanno avuto luogo negli Stati Uniti mentre solo un terzo originano fuori dei confini nazionali. Le tv via cavo (che negli States hanno un’audience notevole) hanno dato maggior spazio alle notizie che mescolavano tra loro religione e politica, come ad esempio il dibattito seguito all’elezione di Obama ed i suoi rapporti con la fede. Le grandi reti televisive nazionali, dal canto loro, come NBC, CBS e ABC, hanno invece dato maggior spazio ad eventi internazionali, quali la visita del Papa in Medio Oriente o la revoca della scomunica ai vescovi lefebrviani.

Il rapporto analizza anche un importante trend: è destinato a crescere –vi si afferma infatti- il ruolo dei nuovi media come principale luogo deputato a riportare notizie e discussioni intorno alla religione, mentre è destinato a diminuire il numero di coloro che si occupano di tali questioni nei media tradizionali.

Per tornare all’inizio del post, è un peccato che simili accurate ricerche non vengano svolte anche nel nostro Paese.

mercoledì 24 marzo 2010

Un'Ultima Cena sempre più ricca (e a rischio obesità)


Cosa c’è nel piatto dell’Ultima Cena? E, soprattutto, com’è cambiata l’alimentazione in questi ultimi duemila anni? Al curioso ed intrigante interrogativo a provato a dare una risposta un accurato studio pubblicato dal “Giornale internazionale dell’obesità”. Inutile dire che l’analisi di decine e decine di dipinti aventi come soggetto l’ultimo pasto consumato da Gesù e dai suoi discepoli ha evidenziato come le porzioni alimentari siano andate progressivamente aumentando nel corso degli anni e dei secoli. Ciò che colpisce è però la dimensione di tale aumento.

Mettendo a raffronto le dimensioni delle teste dei personaggi e quelle degli alimenti, infatti, i ricercatori hanno scoperto che le dimensioni del piatto principale sono aumentate del 69%, il piatto e il pane, dal canto loro, sono lievitati del 23%.  Altro elemento curioso è rappresentato da ciò che la tavola offre. Se il racconto evangelico fa riferimento solo a pane e vino, nel 18% dei casi tele evidenziano anche la presenza di pesce, nel 14% di agnello e addirittura nel 7% si riscontra la presenza di maiale, il cui consumo –va ricordato- è assolutamente vietato agli ebrei.

Il risultato di queste variazioni e di questo aumento di quantità è che invece di Ultima Cena sarebbe più opportuno parlare di Ultima Abbuffata.

mercoledì 17 marzo 2010

Nostro Dollaro che sei nei cieli: religione e distribuzione del reddito negli States



Proprio nei giorni in cui in Italia sono stati resi pubblici i redditi dei parlamentari, arriva dagli Stati Uniti un curioso ed interessante studio che prende le mosse da un’evidenza solare: il fatto, cioè, che negli States la distribuzione delle ricchezze non sia affatto equa ma venga influenzata da innumerevoli fattori, quali quelli razziali, geografici, di appartenenza sociale e (perché no) persino religiosi.

Lo studio in questione si occupa quindi di stabilire quale relazione ci sia tra le appartenenze religiose e la distribuzione del reddito. I risultati faranno discutere: dall’indagine risulta infatti che induisti, ebrei e cristiano-ortodossi tendono ad avere la più vasta percentuale di affiliati che guadagnano oltre 100.000 dollari all’anno. I protestanti appartenenti alle principali denominazioni e i buddisti,  ottengono anch'essi performance economiche superiori alla media nazionale.

D’altro canto, Testimoni di Geova, membri delle “black churches”, evangelici bianchi e musulmani hanno il maggior numero di aderenti che guadagna meno di 30.000 dollari all’anno. Per quanto infine riguarda i cattolici e coloro che dichiarano di non appartenere a nessuna denominazione confessionale, si è molto vicini alle medie nazionali di reddito.

L’intero studio è consultabile qui in flash.

mercoledì 10 marzo 2010

I blog e la religione: lo stato dell'arte e le prospettive future in uno studio americano

“The New Landscape of the Religion Blogosphere” (“Il nuovo panorama della blogosfera religiosa”) è il titolo di un corposo rapporto pubblicato dall’americana Social Science Research Council. Lo studio (interamente scaricabile da qui in pdf) è diviso in quattro parti, oltre a due appendici, ed offre un’ampia ed esaustiva disanima del ruolo sempre più importante svolto dai blog nel plasmare le dinamiche contemporanee della religione, sia nel mondo accademico che nella vita personale.

“I blog hanno dato il via –affermano gli autori della ricerca- a tutta una serie di nuove conversazioni sul ruolo della religione nella vita pubblica. Internet offre l'opportunità per abbattere vecchie barriere e generare nuove comunità”. Lo studio prende in esame circa cento dei più influenti blog americani che contribuiscono ad alimentare la discussione in materia di religione collocandoli all’interno della blogosfera nel suo complesso, ne delinea i contorni e da anche voce agli stessi blogger. Il rapporto parla  ovviamente anche di cattolicesimo, affermando che “in incontri di alto livello in Vaticano, si è discusso di come il blogging stia cambiando la conversazione riguardante il cattolicesimo e si è persino suggerita l’idea di pubblicare delle linee guida per i blogger cattolici” (intendimenti, sia detto tra parentesi, cui non è stato ancora dato corso).

Come detto, il rapporto è suddiviso in quattro parti: la prima soddisfa le curiosità dei neofiti della materia esponendo in maniera piana cosa è e cosa rappresenta l’attività di blogging; coloro che sono già un po’ addentro alla materia possono passare direttamente alla seconda parte, che contiene approfondite analisi di blogging accademico; la terza e quarta parte del rapporto sono infine dedicate allo stato dell’arte del blogging religioso e alle sue prospettive future.

Davvero uno studio molto accurato di cui viene da invocare una versione che riguardi la blogosfera nostrana.

venerdì 26 febbraio 2010

Ravasi: una Fondazione per autare il dialogo tra credenti e non credenti

Non si può certo dire che l’appello lanciato nello scorso dicembre da Benedetto XVI nel suo discorso alla Curia romana per un rinnovato dialogo tra Chiesa e mondo laico e non credenti sia caduto nel dimenticatoio. Il quotidiano Avvenire ha addirittura dedicato al tema un corposo ed interessante dossier che sta via via aumentando di volume.

Dossier che ora contiene l’annuncio di una novità che vale la pena di essere segnalata perché foriera di interessanti sviluppi per il futuro. In un’intervista, infatti, monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura, annuncia la prossima nascita di una Fondazione per favorire il dialogo della Chiesa cattolica con atei e agnostici. ''Il nostro dicastero - spiega l'arcivescovo - sta organizzando una Fondazione intitolata 'Il cortile dei gentili' che si ispira al discorso del Papa alla Curia a dicembre''. In quell'occasione, Benedetto XVI aveva invitato la Chiesa a creare un luogo di dialogo con i non credenti 'in ricerca' e aperti all'esperienza religiosa. L'obiettivo, prosegue mons. Ravasi, è quello di ''creare una rete di persone agnostiche o atee che accettino il dialogo e entrino come membri nella Fondazione e quindi del nostro dicastero. Inoltre, vogliamo avviare contatti con organizzazioni atee per avviare un confronto (non certo con l'Uaar italiana, che e' folcloristica)''. Poi, il Vaticano vuole ''studiare lo spazio della spiritualità dei senza Dio su cui aveva già indagato la Cattedra dei non credenti del cardinale Martini a Milano'' e ''sviluppare i temi del rapporto tra religione, societa', pace e natura''. ''Vorremmo, con questa iniziativa - sintetizza mons. Ravasi -, aiutare tutti ad uscire da una concezione povera del credere, far capire che la teologia ha dignità scientifica e statuto epistemologico. La Fondazione vorrebbe organizzare ogni anno un grande evento per affrontare, di volta in volta, uno di questi temi''.

La preparazione umana, spirituale e culturale di monsignor Ravasi fa indubbiamente ben sperare per il proseguio dell’iniziativa, alla quale non resta che fare i migliori auguri.

giovedì 11 febbraio 2010

Scienza e spiritualità: due scoperte che faranno discutere

Come tutte le scoperte che coinvolgono simultaneamente scienza e spiritualità, anche queste ultime due saranno destinate a far discutere e conviene dunque darne almeno sommariamente conto.

La prima parla di una ricerca tutta italiana che, se è esagerato dire che della spiritualità avrebbe addirittura individuato una base scientifica, avrebbe comunque stabilito che esiste una precisa area del nostro cervello in grado di spiegare l’innata tendenza umana alla spiritualità. La questione è abbastanza complessa ma riassunta in maniera sufficientemente chiara in due articoli disponibili sul web.

Nel primo di spiega tra l’altro che “i ricercatori hanno osservato cambiamenti del senso di spiritualità in pazienti operati per cancro al cervello: quando l'operazione causava lesioni delle aree temporo-parietali, in loro aumentava la predisposizione alla spiritualità e alla trascendenza, insomma il senso dell'esistenza del divino”. Nel secondo si evidenzia come “la capacità di immergersi nella meditazione” possa arrivare “fino al punto di pensare di essere in un altro mondo e non rendersi conto del tempo che passa, la disponibilità a sacrificarsi per un ideale, la sensazione di far parte di un tutto, la fede nel trascendente e nelle esperienze extrasensoriali”.

La seconda scoperta parla invece del fatto che la religiosità non è di alcun aiuto nel campo delle malattie cardiache. Analizzando infatti i dati  sanitari di 5500 persone a differente tasso di religiosità, “gli studiosi hanno notato come l'incidenza di episodi cardiaci (morti per infarto, infarti non letali, ictus o la diagnosi di cardiopatie) è risultata inferiore al'1%, ma questo è spiegato dal fatto che il campione non comprendeva persone con malattie cardiovascolari. Inoltre, si è osservato come il tasso di eventi cardiaci e la presenza di fattori di rischio ( ipercolesteromia o ipertensione) dei soggetti religiosi è uguale a quello degli altri”.

Notizie che faranno discutere, come si diceva all’inizio, ma che dimostrano se non altro come spiritualità e religione abbiano influenza su tutta quanta l’esistenza umana, nulla escluso.

domenica 7 febbraio 2010

Il dottor House e la religione: i rapporti indagati in due recenti volumi

Pochi successi sono più longevi e universali di quello del dottor House, il burbero medico americano perennemente accompagnato dal fido bastone e dalle altrettanto fidate pasticche di Vicodin. E altrettanti personaggi sono (almeno ad uno sguardo superficiale) più lontani di lui dai temi riguardanti la religione, la fede e la spiritualità. Eppure, a ben guardare, i dialoghi del celebre diagnosta sono spesso infarciti di rimandi a tali tematiche, rimandi che spesso sono all’origine anche di polemiche e censure.

Visto che la sesta serie è da poco in onda anche nel nostro Paese, può essere utile sapere che i rapporti tra House e la religione sono stati indagati in due volumi, il primo uscito lo scorso anno e il secondo arrivato da poco nelle librerie. Nel primo caso si tratta di “Dr. House MD. Follia e fascino di un cult movie”, edito da Cantagalli, e le cui tesi sono riassunte in questo articolo da uno degli autori, Carlo Bellieni, medico pure lui. Bellieni sostiene tra l’altro che “il senso religioso di House è cercare la verità sapendo che una verità c’è e che non è tutto relativo e fatuo. E da questa inquietudine trapelano segni chiari del fatto religioso”.

Il secondo volume è invece opera di don Diego Goso, prete torinese titolare del blog Lo Spillo. Ecco cosa scrive tra l’altro l’autore nell’introduzione a “Il Vangelo secondo... dr. House”, questo il titolo del volume edito da Effatà: “Scrivere un libro sul Vangelo e il burbero Dr. House può sembrare come tentare di preparare un panino unendo formaggio fresco e crema di cioccolato.
Gregory House è infatti cinico, ateo dichiarato e spesso egoista: nulla insomma a che vedere con l’immagine del Protagonista del Vangelo che si commuove per le folle, pecore senza pastore, parla solo e con passione del Regno di Dio Padre e ci regala la sua vita perché l’alleanza tra Dio e gli uomini non venga meno. E di fatto non è con Cristo che proponiamo un confronto. Sarebbe irriverente e ingiusto verso la Grazia di Dio. Il punto di partenza invece è che Gregory House sia, per come è stato pensato dai suoi autori televisivi, un buon terreno dove la Fede può essere seminata e crescere con frutto, lontana dai luoghi comuni, dalle debolezze umane, dalla religione di ruolo e non di cuore che sono proprio i bersagli preferiti dalla serie medica più seguita al mondo. E allora facciamo la barba al disordinato dottore: vediamo cosa c’è sotto la sua maschera anarchica e scopriamo un ossessionato dalla verità, una persona capace di puntare all’essenziale della vita senza lasciarsi impigliare dai suoi fronzoli. Qualità che sono ottime per una natura in cerca della Grazia”.

Un personaggio mai banale, insomma, il celebre diagnosta, nemmeno quando parla di religione.

martedì 2 febbraio 2010

Pregate e perdonerete: parola di scienziati

Pregare per gli altri aumenta la capacità di perdono nei loro confronti e inoltre migliora le relazioni di coppia. È la conclusione cui è arrivato lo studio di un’equipe della Florida State University guidata da Nathaniel Lambert. Prendendo spunto dalla constatazione che nove americani su dieci dicono di pregare con regolarità, Lambert e i suoi colleghi hanno deciso di testare scientificamente l’efficacia della preghiera tramite due esperimenti.

Nel primo, ad un gruppo di uomini e donne  è stato chiesto di pregare per il proprio partner, mentre ad un altro gruppo (il cosidetto gruppo di controllo) di parlarne semplicemente davanti ad un microfono. Al termine, è stato misurato il perdono rilevato (definendo il medesimo come la diminuzione dei sentimenti negativi derivanti dall’aver subito un torto) e i risultati sono stati sorprendenti. Coloro che hanno pregato per il proprio partner, infatti, hanno mostrato nei confronti del medesimo meno pensieri di vendetta e meno emozioni negative rispetto al gruppo di controllo, quello che ne aveva semplicemente parlato davanti ad un microfono.

Visto che una semplice preghiera si era dimostrata capace di produrre differenze così di rilievo nei sentimenti, i ricercatori si sono quindi chiesti cosa sarebbe accaduto in caso di preghiere più prolungate. Il secondo esperimento ha così coinvolto un gruppo di uomini e donne chiamati a pregare ogni giorno per il proprio partner per un periodo di quattro settimane. Il gruppo di controllo, come nel primo esperimento, è stato chiamato semplicemente a riflettere sul rapporto con il proprio partner e ad avere nei suoi confronti pensieri positivi, ma senza pregare per esso.  Anche in questo caso i risultati sono stati confortanti: il fatto di pregare per qualcuno ha sia l’effetto di aumentare gli atteggiamenti positivi nei suoi confronti (e questo era forse scontato) ma anche quello di aumentarli verso tutta quanta la collettività.

I ricercatori sono quindi  giunti alla conclusione che la preghiera ha effetti positivi in quanto sposta il centro dell’attenzione da sé agli altri. Uno studio interessante e che farà certamente discutere, come tutto ciò che riguarda il rapporto scienza e spiritualità, ma che valeva senz'altro la pena citare

venerdì 29 gennaio 2010

Sant'Agostino: la sua vita e la sua opera domenica e lunedì in prima serata

Presso la basilica di Sant’Agostino in Roma (e dove, sennò?) è stata presentata la miniserie dedicata al santo di Ippona che Rai Uno proporrà al pubblico domenica e lunedì prossimi in prima serata. Impresa da far tremare i polsi quella di portare sul piccolo schermo la vita di colui che non è stato solo un grande santo, ma anche un filosofo e teologo che ha segnato il cammino del pensiero occidentale in maniera indelebile. La fiction è prodotta dalla Lux Vide, che ha un’indubbia esperienza nel settore, ed è interpretata da Alessandro Preziosi, il quale ha ammesso che l’interpretare il grande santo ha rappresentato per lui un’esperienza non solo professionale ma anche spirituale.

Già presentata al Papa in anteprima, la miniserie ha goduto di una recensione da parte dell’Osservatore Romano sostanzialmente positiva pur rilevando che “Agostino  emerge da questa ricostruzione più nella sua dimensione di politico che di teologo, più in quella di uomo che di sacerdote. Un taglio coraggioso, ma basato sul presupposto che il grande pubblico già conosca gli aspetti più spirituali di questa figura così amata”.

Da rimarcare le parole dette durante la presentazione dall’agostiniano Padre Vittorino Grossi: “Come disse un grande storico su Sant'Agostino "la sua esperienza siamo tutti noi". Ci ritroviamo un po' tutti nella sua storia e non posso negare che quando nel finale della proiezione ho visto quella barca di profughi mi sono commosso e ho pensato a quello che accade oggigiorno nel nostro Paese. Sant'Agostino fu un grande portatore di pace, le sue gesta e le sue parole "le guerre non si vincono con le guerre ma al tavolo delle trattative" ne sono la testimonianza. Quella che ci ha insegnato Agostino è un lezione immensa di solidarietà che ha visto nell'umile ministero di un prete la parte più importante di un'esistenza dedicata al prossimo, alla sua gente che non ha mai abbandonato neanche nel momento più difficile. Ha incarnato l'immagine di una Chiesa che tutti noi sogniamo oggi, preti e vescovi che siano vicini alle persone in difficoltà, sempre e comunque.”.

Una miniserie da seguire, quindi, se non altro per farsi un’idea.

lunedì 21 dicembre 2009

Le Top Stories religiose del 2009: Obama in testa, ma solo negli USA

La fine di ogni anno, si sa, è tempo di bilanci e di “Top Ten”. Non è quindi inutile chiedersi quali siano state, nel corso di questo 2009 che sta per concludersi, le maggiori vicende religiose raccontata dai giornali. Dagli Stati Uniti provengono tre diversi elenchi abbastanza interessanti, anche perché denotano una particolare sensibilità che sarebbe utile paragonare con altre, se simili elencazioni esistessero anche altrove (o almeno se se ne avesse notizia).

La prima Top Ten è quella del prestigioso settimanale Time, secondo il quale il primo posto va all’avanzata del secolarismo in Europa, mentre al secondo si piazza la decisione di Benedetto XVI di favorire con un apposito documento il rientro degli anglicani nella Chiesa cattolica. Altra Top Ten è quella della Religion Newswriters Association, secondo la quale la palma va invece attribuita all’ormai celebre discorso del presidente americano Obama rivolto dal Cairo al mondo musulmano. Altra e ultima elencazione è quella stilata dalla Baptist Joint Committee For Religious Liberty (un organismo battista che si batte per la libertà religiosa). Anche in questo caso, al primo posto troviamo il presidente Obama, in particolare la sua decisione di mantenere aperto il cosiddetto Ufficio della Fede presso la Casa Bianca, voluto dal suo predecessore Bush Jr. Quest’ultima Top Ten contiene anche una curiosità che ha trovato scarso o nullo spazio nelle nostre cronache: al decimo posto troviamo infatti la decisione di un giudice della Carolina del Sud, il quale ha vietato una targa automobilistica personalizzata contenente una croce e la scritta “I Believe”.

I crocifissi, insomma, non fanno discutere solo in Europa.

mercoledì 9 dicembre 2009

Dio oggi: un grande evento culturale al via oggi a Roma

«Dio oggi. Con lui o senza di lui  cambia tutto»: è questo il titolo dell’importante evento che prende il via oggi a Roma per concludersi il 12 dicembre. Organizzato dal Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana, l’appuntamento prende le mosse da un pensiero di Benedetto XVI: “Se Dio manca, se si prescinde da Dio, se Dio è assente, manca la bussola per mostrare l’insieme di tutte le relazioni per trovare la strada, l’orientamento dove andare. Dobbiamo di nuovo portare in questo nostro mondo la realtà di Dio, farlo conoscere e farlo presente”. E’ assimilabile solo in senso lato al classico convegno visto che, come affermato dagli organizzatori, “sono previste alcune relazioni magistrali, ma nelle quattro mezze giornate in cui si articolerà l’evento si terranno anche presentazioni di libri, esecuzioni di brani musicali, esposizioni d’opere d’arte, proiezioni cinematografiche, conversazioni, alle quali partecipano personalità eminenti sia del cosiddetto mondo laico, sia di quello cattolico”.

Nel presentare l'evento, il card. Camillo Ruini, responsabile del progetto culturale, ha sottolineato che su Dio non c'e' spazio per la neutralità. Nessuno è neutrale, ne' i credenti, ne' gli agnostici, ne' i non credenti. Anche gli agnostici non possono essere davvero indifferenti, finiscono infatti col comportarsi come se Dio non ci fosse. E tuttavia oggi la domanda decisiva rimane quella se Dio c'è o non c'è, nel secondo caso infatti tutti i discorsi su Dio sarebbero illusori. Il convegno, ha detto ancora Ruini, va inteso come un approccio globale e non solo razionalistico al problema di Dio, un approccio che anche culturale e esistenziale. Lo storico Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio, spiega che un’iniziativa del genere sarebbe stata impensabile negli anni Settanta, ma oggi “è finita la stagione dell’ateismo e dell’indifferentismo ottimisti e animati da forza vitale”.

Davvero ricco il parterre dei partecipanti alla quattro giorni di lavori, tra quali vanno segnalati i cardinali Bagnasco e Scola, Massimo Cacciari, Emanuele Severino, Rèmi Brague e Robert Spaemann.

mercoledì 14 ottobre 2009

Buchmesse di Francoforte: nessuna crisi per l'editoria religiosa

In concomitanza con l’odierna apertura della Buchmesse di Francoforte (forse la più importante fiera libraria a livello mondiale) sono stati resi noti alcuni interessanti dati riguardanti l’editoria religiosa.

Le cifre sono confortanti e dicono che in Italia aumentano i lettori di testi religiosi (350.000 in più dal 2000 al 2007), e cresce la produzione di questo tipo di titoli, circa quattromila nel 2008, per lo più del circuito dell’editoria cattolica, con un mercato che vale - a prezzo di copertina - 235 milioni di euro. l’Uelci (Unione editori librai cattolici italiani, che ha commissionato il rapporto) sottolinea che “il circuito distributivo specializzato non riesce a cogliere questo trend favorevole e si assiste ad una contrazione delle librerie cattoliche non legate a catene”. Infatti oggi tali librerie sono 240 mentre nel 2002 erano 285, con una riduzione in sette anni di ben il 15,7%. A questa cifra bisogna aggiungere altre 488 punti vendita presso enti religiosi e monasteri, che però non vendono solo libri ma anche oggetti religiosi. Le case editrici attive nel segmento religioso sono quasi 500, di queste 209 sono editori “laici” di varia, mentre 274 sono editori religiosi puri, quasi tutti appartenenti al mondo cattolico. I titoli religiosi messi in circolazione nel 2008 sono stati ben 4125 per 9,7 milioni di copie, vale a dire un totale del 9,7% della produzione editoriale italiana.

Libri religiosi, niente crisi, insomma, come sottolinea anche il quotidiano La Stampa presentando il rapporto.

venerdì 22 maggio 2009

Exame.me: la vita spirituale 2.0 è online



Tutti coloro che amano una vita spirituale autenticamente 2.0, hanno ora a disposizione un nuovo strumento realizzato dal pastore protestante Brent Minter che si presenta ben fatto sin dal nome: Exame.me.

Dopo la registrazione obbligatoria al servizio, gli utenti troveranno a disposizione tre servizi: una lettura guidata delle Scritture, una guida alla preghiera e la possibilità di realizzare un vero e proprio diario per recuperare qualsiasi passaggio della Scrittura si desideri o annotare le proprie riflessioni.

Chi lo desidera, può anche provare il servizio prima dell’iscrizione. Ovviamente non potevano mancare una pagina su Facebook, un account su Twitter ed un blog a supporto del servizio.

Che si presenta davvero bene e al quale facciamo quindi i migliori auguri.

mercoledì 6 maggio 2009

USA: gli americani amano cambiare religione (ma poi tornano?)

Gli americani, si sa, amano cambiare. Anche in fatto di religioni, come dimostra l’ultimo studio elaborato dalla Pew Foundation, che ne se sforna sempre di interessanti.

Di questo (dedicato ai flussi religiosi) si sono interessati tra l’altro il Washington Post oltreoceano e La Stampa da noi, la quale ha messo l’accento soprattutto sul tasso di abbandono dei cattolici americani. Un dato che colpisce dello studio, infatti, è che “il tasso di permanenza nel cattolicesimo di quelli che vi sono entrati nell’infanzia (68%) è decisamente più grande del tasso di permanenza di chi non ha religione ed è paragonabile, o migliore, ai tassi di permanenza degli altri gruppi religiosi”. I cattolici che abbandonano la chiesa, si fa inoltre notare, sono “sostanzialmente divisi in maniera eguale fra quelli che sono diventati Protestanti e quelli che adesso non sono affiliati con nessuna religione, con pochi elementi che aderiscono ad altre fedi. Fra i Cattolici che sono diventati protestanti, la maggior parte appartengono adesso a denominazioni evangeliche”.

In realtà, la notizia è meno clamorosa di come riportata dal quotidiano torinese, visto che, come messo bene in evidenza da Usa Today nel presentare i dati del sondaggio, ben metà degli adulti americani ha cambiato religione. Piuttosto, sarebbe interessante conoscere un altro dato sul quale, almeno sembra, nessuno si è fin qui soffermato: quanti tornano alla religione di appartenenza dopo averla abbandonata. Il suggerimento è gratuito e speriamo qualcuno lo raccolga.

venerdì 27 marzo 2009

L'uomo e il divino in due libri e altrettante mostre fotografiche


Davvero singolare il destino che accomuna due recenti libri che sono diventati anche due bellissime mostre fotografiche con un unico comun denominatore: esplorare il rapporto tra l’umano e il divino percorrendo quel terreno spinoso ma affascinante costituito dalle religioni.


Il primo libro si chiama “I colori di Dio” ed è opera del fotografo milanese Enrico Mascheroni. Con le foto in esso presenti è stata ricavata una mostra che verrà inaugurata domani a Besana in Brianza, nel milanese.


L’altro progetto porta invece il titolo de “Il Dono” ed è opera della fotografa (e molto altro) torinese Giorgia Fiorio, che ha esplorato per anni il rapporto dell’uomo con il Sacro. Ne è uscito un volume, edito da Peliti, che porta il medesimo nome ed è corredato da fotografie che definire splendide è poco. Le medesime sono esposte fino al prossimo 26 aprile presso il Palazzo Fontana di Trevi di Roma.


Come afferma l’autrice delle foto: “La storia del Credere, parallelamente a quella del linguaggio, traccia il cammino del genere umano. [..] Impronte di tracciati diversi convergono sino a sovrapporsi sull’orma della parola dono. Attraverso multiple variabili semantiche – dono – è una delle parole più antiche del linguaggio. Nella sua qualità transitiva incarna principalmente due sensi: offrire/donare e ricevere, persino prendere”.


Due dimostrazioni, i volumi e le rispettive mostre fotografiche, che dimostrano come il rapporto tra l'uomo e il divino sia sempre foriero di ispirazioni per gli artisti e di come (anche se la cosa può sembrare scontata) le immagini possano parlare molto più di mille parole.

giovedì 19 marzo 2009

Religioni e società: allo studio un G8 per indagare le influenze reciproche


In questo periodo di turbolenza economico-finanziaria si susseguono i G8 e i G20 alla ricerca di possibili soluzioni della crisi. Ma se l’idea proveniente da Mosca andrà in porto, ci dovremo abituare anche ad un’altra terminologia: un G8 delle religioni. L’iniziativa è nata in seno al Seminario di studi sul tema “Religioni e Società: tendenze evolutive in Italia e nella scena Europea”, promosso dall’Eurispes e dal Gruppo Europeo di Ricerca e se ne è fatto portavoce Evgheny Novosselov, Segretario generale del Consiglio scientifico per gli studi religiosi e sociali dell’Accademia delle Scienze di Mosca.


L’idea non nasce ovviamente dal vuoto, ma dalla constatazione, per usare le parole di Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, che «in molti paesi del mondo è in atto un grande processo di trasformazione sociale che ha come fulcro la rinascita dello spirito religioso, percepito, soprattutto, sotto forma di religiosità individuale». Il medesimo studioso ha usato una metafora molto simpatica per descrivere come viene vissuto il cattolicesimo nel nostro Paese: <<quello degli italiani – ha dichiarato – è un cattolicesimo “automobilistico”: si viene portati in automobile per ricevere il sacramento del battesimo, sempre in automobile si va a sposarsi, e sempre sulle quattro ruote si raggiunge l’ultima dimora. Tuttavia, si registra, tra gli italiani, una nuova e forte ricerca di senso e di identità che coinvolge evidentemente anche la religione>>.


L’iniziativa di un G8 delle religioni si inserisce quindi in un fertile terreno.


martedì 10 marzo 2009

Neuroscienze e religione: i risultati di uno studio americano


“Ecco la zona del cervello dove nasce la fede in Dio”: essendo la notizia con tale titolo apparsa sulla colonna destra del sito di Repubblica (nota per essere a metà strada tra il trash e il nazional-popolare, in questo momento altri due titoli strillano: “Fiocco rosa nello zoo, le prime foto del baby gibbone” e “Carla Bruni, anche il Messico si arrende alla sua bellezza”) uno sarebbe preso dalla tentazione di passare oltre scrollando le spalle.


Invece stavolta la cosa è seria, perché l’articolo in questione riferisce di uno studio portato avanti dal National Institutes of Health ed i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti. Come spiega una delle ricercatrici che hanno partecipato allo studio: “"L'argomento è delicato. Il nostro obiettivo non era trovare Dio nel cervello, ma capire cosa accade nel cervello quando si pensa a Dio. Abbiamo scoperto che chi non crede reagisce alle domande sulla fede in maniera simile a chi crede. Indipendentemente dalla risposte che ognuno si dà, gli strumenti intellettivi usati per affrontare il tema del divino sono comuni a tutte le persone".


Particolarmente interessante è il fatto che la ricerca in questione si sia incentrata tra l’altro sulle reazione umane alle immagini antropomorfiche della divinità. Proprio su questo tema è utile è utile segnalare l’uscita recente di un agile libretto opera del filosofo e teologo Armido Rizzi intitolato “Dio a immagine dell’uomo?”, che si legge d’un fiato.


Insomma, le buone notizie sono due: per una volta tanto scienza e fede possono andare a braccetto e pure dalla colonna di destra di Repubblica può venire qualche spunto interessante (anche se ovviamente il titolo era una bufala anche questa volta).