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giovedì 11 febbraio 2010

Scienza e spiritualità: due scoperte che faranno discutere

Come tutte le scoperte che coinvolgono simultaneamente scienza e spiritualità, anche queste ultime due saranno destinate a far discutere e conviene dunque darne almeno sommariamente conto.

La prima parla di una ricerca tutta italiana che, se è esagerato dire che della spiritualità avrebbe addirittura individuato una base scientifica, avrebbe comunque stabilito che esiste una precisa area del nostro cervello in grado di spiegare l’innata tendenza umana alla spiritualità. La questione è abbastanza complessa ma riassunta in maniera sufficientemente chiara in due articoli disponibili sul web.

Nel primo di spiega tra l’altro che “i ricercatori hanno osservato cambiamenti del senso di spiritualità in pazienti operati per cancro al cervello: quando l'operazione causava lesioni delle aree temporo-parietali, in loro aumentava la predisposizione alla spiritualità e alla trascendenza, insomma il senso dell'esistenza del divino”. Nel secondo si evidenzia come “la capacità di immergersi nella meditazione” possa arrivare “fino al punto di pensare di essere in un altro mondo e non rendersi conto del tempo che passa, la disponibilità a sacrificarsi per un ideale, la sensazione di far parte di un tutto, la fede nel trascendente e nelle esperienze extrasensoriali”.

La seconda scoperta parla invece del fatto che la religiosità non è di alcun aiuto nel campo delle malattie cardiache. Analizzando infatti i dati  sanitari di 5500 persone a differente tasso di religiosità, “gli studiosi hanno notato come l'incidenza di episodi cardiaci (morti per infarto, infarti non letali, ictus o la diagnosi di cardiopatie) è risultata inferiore al'1%, ma questo è spiegato dal fatto che il campione non comprendeva persone con malattie cardiovascolari. Inoltre, si è osservato come il tasso di eventi cardiaci e la presenza di fattori di rischio ( ipercolesteromia o ipertensione) dei soggetti religiosi è uguale a quello degli altri”.

Notizie che faranno discutere, come si diceva all’inizio, ma che dimostrano se non altro come spiritualità e religione abbiano influenza su tutta quanta l’esistenza umana, nulla escluso.

domenica 7 febbraio 2010

Il dottor House e la religione: i rapporti indagati in due recenti volumi

Pochi successi sono più longevi e universali di quello del dottor House, il burbero medico americano perennemente accompagnato dal fido bastone e dalle altrettanto fidate pasticche di Vicodin. E altrettanti personaggi sono (almeno ad uno sguardo superficiale) più lontani di lui dai temi riguardanti la religione, la fede e la spiritualità. Eppure, a ben guardare, i dialoghi del celebre diagnosta sono spesso infarciti di rimandi a tali tematiche, rimandi che spesso sono all’origine anche di polemiche e censure.

Visto che la sesta serie è da poco in onda anche nel nostro Paese, può essere utile sapere che i rapporti tra House e la religione sono stati indagati in due volumi, il primo uscito lo scorso anno e il secondo arrivato da poco nelle librerie. Nel primo caso si tratta di “Dr. House MD. Follia e fascino di un cult movie”, edito da Cantagalli, e le cui tesi sono riassunte in questo articolo da uno degli autori, Carlo Bellieni, medico pure lui. Bellieni sostiene tra l’altro che “il senso religioso di House è cercare la verità sapendo che una verità c’è e che non è tutto relativo e fatuo. E da questa inquietudine trapelano segni chiari del fatto religioso”.

Il secondo volume è invece opera di don Diego Goso, prete torinese titolare del blog Lo Spillo. Ecco cosa scrive tra l’altro l’autore nell’introduzione a “Il Vangelo secondo... dr. House”, questo il titolo del volume edito da Effatà: “Scrivere un libro sul Vangelo e il burbero Dr. House può sembrare come tentare di preparare un panino unendo formaggio fresco e crema di cioccolato.
Gregory House è infatti cinico, ateo dichiarato e spesso egoista: nulla insomma a che vedere con l’immagine del Protagonista del Vangelo che si commuove per le folle, pecore senza pastore, parla solo e con passione del Regno di Dio Padre e ci regala la sua vita perché l’alleanza tra Dio e gli uomini non venga meno. E di fatto non è con Cristo che proponiamo un confronto. Sarebbe irriverente e ingiusto verso la Grazia di Dio. Il punto di partenza invece è che Gregory House sia, per come è stato pensato dai suoi autori televisivi, un buon terreno dove la Fede può essere seminata e crescere con frutto, lontana dai luoghi comuni, dalle debolezze umane, dalla religione di ruolo e non di cuore che sono proprio i bersagli preferiti dalla serie medica più seguita al mondo. E allora facciamo la barba al disordinato dottore: vediamo cosa c’è sotto la sua maschera anarchica e scopriamo un ossessionato dalla verità, una persona capace di puntare all’essenziale della vita senza lasciarsi impigliare dai suoi fronzoli. Qualità che sono ottime per una natura in cerca della Grazia”.

Un personaggio mai banale, insomma, il celebre diagnosta, nemmeno quando parla di religione.

martedì 2 febbraio 2010

Pregate e perdonerete: parola di scienziati

Pregare per gli altri aumenta la capacità di perdono nei loro confronti e inoltre migliora le relazioni di coppia. È la conclusione cui è arrivato lo studio di un’equipe della Florida State University guidata da Nathaniel Lambert. Prendendo spunto dalla constatazione che nove americani su dieci dicono di pregare con regolarità, Lambert e i suoi colleghi hanno deciso di testare scientificamente l’efficacia della preghiera tramite due esperimenti.

Nel primo, ad un gruppo di uomini e donne  è stato chiesto di pregare per il proprio partner, mentre ad un altro gruppo (il cosidetto gruppo di controllo) di parlarne semplicemente davanti ad un microfono. Al termine, è stato misurato il perdono rilevato (definendo il medesimo come la diminuzione dei sentimenti negativi derivanti dall’aver subito un torto) e i risultati sono stati sorprendenti. Coloro che hanno pregato per il proprio partner, infatti, hanno mostrato nei confronti del medesimo meno pensieri di vendetta e meno emozioni negative rispetto al gruppo di controllo, quello che ne aveva semplicemente parlato davanti ad un microfono.

Visto che una semplice preghiera si era dimostrata capace di produrre differenze così di rilievo nei sentimenti, i ricercatori si sono quindi chiesti cosa sarebbe accaduto in caso di preghiere più prolungate. Il secondo esperimento ha così coinvolto un gruppo di uomini e donne chiamati a pregare ogni giorno per il proprio partner per un periodo di quattro settimane. Il gruppo di controllo, come nel primo esperimento, è stato chiamato semplicemente a riflettere sul rapporto con il proprio partner e ad avere nei suoi confronti pensieri positivi, ma senza pregare per esso.  Anche in questo caso i risultati sono stati confortanti: il fatto di pregare per qualcuno ha sia l’effetto di aumentare gli atteggiamenti positivi nei suoi confronti (e questo era forse scontato) ma anche quello di aumentarli verso tutta quanta la collettività.

I ricercatori sono quindi  giunti alla conclusione che la preghiera ha effetti positivi in quanto sposta il centro dell’attenzione da sé agli altri. Uno studio interessante e che farà certamente discutere, come tutto ciò che riguarda il rapporto scienza e spiritualità, ma che valeva senz'altro la pena citare

lunedì 8 giugno 2009

Quando l'archeologia ha un anima: in un film la vicenda di padre Michele Piccirillo

“Quando ebbi l’incarico di girare un documentario sui mosaici della Terra Santa, la prima reazione fu di sconcerto: come raccontare quell’insieme infinito di colori, animali, uomini, padri della chiesa, simboli e divinità, – quell’incrocio senza soluzione di continuità tra paganesimo e cristianesimo? Ogni immagine raffigurata aveva una storia da raccontare. Il filo conduttore era rappresentato da Padre Michele Piccirillo, che, come un subacqueo, si era immerso per decenni in quel mondo perduto. (…) Per me, non credente, non avrei pensato che un incontro con un uomo di chiesa potesse essere tanto vivificante. C’era un momento, quando eravamo alla fine di qualche lavoro, in cui mi diceva scherzando: “Ora ti devi confessare”. Non mi sono confessato, ma credo di aver fatto qualcosa – dal mio punto di vista – di più importante: aver contribuito a mettere davanti a tanti occhi uno dei più bei momenti dell’arte cristiana, quello in cui alla raffinatissima tecnica del mosaico si unisce, deciso e inspiegabile, l’impulso verso il divino. Anche i non credenti provano emozione leggendo il Vangelo”.

Così il regista Luca Archibugi presenta il docu-film “Tessere di pace in Medio Oriente”, che illustra la trentennale attività di padre Michele Piccirillo, definito l’Indiana Jones con il saio e scomparso lo scorso anno. Ma padre Michele non è stato solo un valentissimo archeologo: si deve a lui la creazione di laboratori di restauro in cui lavorano fianco a fianco ragazzi di diversa nazionalità e religione che, come le tessere del titolo del film, compongono alla fine un disegno armonioso.

Una figura affascinante, quella di Piccirillo, che l’opera di Archibugi può contribuire a far uscire dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori. Se a sua volta, essa stessa, dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori riuscirà ad uscire: per ora si sa solo che verrà proiettata alla prossima edizione della Borsa mediterranea del turismo archeologico.

martedì 10 marzo 2009

Neuroscienze e religione: i risultati di uno studio americano


“Ecco la zona del cervello dove nasce la fede in Dio”: essendo la notizia con tale titolo apparsa sulla colonna destra del sito di Repubblica (nota per essere a metà strada tra il trash e il nazional-popolare, in questo momento altri due titoli strillano: “Fiocco rosa nello zoo, le prime foto del baby gibbone” e “Carla Bruni, anche il Messico si arrende alla sua bellezza”) uno sarebbe preso dalla tentazione di passare oltre scrollando le spalle.


Invece stavolta la cosa è seria, perché l’articolo in questione riferisce di uno studio portato avanti dal National Institutes of Health ed i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti. Come spiega una delle ricercatrici che hanno partecipato allo studio: “"L'argomento è delicato. Il nostro obiettivo non era trovare Dio nel cervello, ma capire cosa accade nel cervello quando si pensa a Dio. Abbiamo scoperto che chi non crede reagisce alle domande sulla fede in maniera simile a chi crede. Indipendentemente dalla risposte che ognuno si dà, gli strumenti intellettivi usati per affrontare il tema del divino sono comuni a tutte le persone".


Particolarmente interessante è il fatto che la ricerca in questione si sia incentrata tra l’altro sulle reazione umane alle immagini antropomorfiche della divinità. Proprio su questo tema è utile è utile segnalare l’uscita recente di un agile libretto opera del filosofo e teologo Armido Rizzi intitolato “Dio a immagine dell’uomo?”, che si legge d’un fiato.


Insomma, le buone notizie sono due: per una volta tanto scienza e fede possono andare a braccetto e pure dalla colonna di destra di Repubblica può venire qualche spunto interessante (anche se ovviamente il titolo era una bufala anche questa volta).

lunedì 2 marzo 2009

Scienza e fede: al via un convegno sull'evoluzionismo nel bicentenario darwiniano

Davvero importante il convegno internazionale che si apre oggi a Roma dal titolo <<L'evoluzione biologica: fatti e teorie. Una valutazione critica 150 anni dopo "L'origine delle specie">>. Organizzato nell'ambito del Progetto STOQ (Scienza, Teologia e Ricerca Ontologica) dalla Pontificia Università Gregoriana in collaborazione con la University of Notre Dame, sotto l’alto patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura, il convegno merita attenzione perché potrebbe rappresentare un'autentica pietra miliare nel delicato (per non dire minato) campo del rapporto tra fede e scienza.


Organizzato in occasione del bicentenario della nascita di Charles Darwin, il convegno è articolato in nove sessioni distribuite nell’arco di cinque giorni: nella prima saranno esposti i fatti essenziali su cui pone la teoria, due sessioni saranno quindi dedicate allo studio scientifico dei meccanismi dell’evoluzione. Nella quarta sessione, si studierà ciò che ci dice la scienza sull’origine dell’uomo, mentre la quinta sarà dedicata a una lettura in prospettiva interdisciplinare delle questioni antropologiche legate all’evoluzione. Seguiranno verranno due sessioni filosofiche, per studiare le implicazioni razionali della teoria, sia in campo epistemologico, sia in campo metafisico o della filosofia della natura. Per finire, due sessioni teologiche studieranno l’evoluzione dal punto di vista della fede cristiana, partendo dall'esegesi dei testi della Bibbia che trattano della creazione, e della ricezione della teoria da parte della Chiesa.


Sul sito DISF è disponibile dell'interessante materiale in merito a questi argomenti.

martedì 2 dicembre 2008

Pregare allunga la vita: ora c'è anche la prova scientifica


Una preghiera al giorno toglie il medico di torno. Messa così, sembra semplicemente la parodia un po’ scanzonata di un vecchio detto popolare. Eppure la cosa ha dei seri fondamento scientifici. Uno studio condotto dagli esperti dello Yeshiva College di New York ed i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Psychology and Health, ha infatti stabilito l’esistenza di una stretta correlazione tra pratica religiosa e benessere fisico.


In particolare, lo studio ha riguardato 95.000 donne tra i 50 e i 79 anni cui, all’inizio del periodo di monitoraggio, è stata effettuata un’accurata anamnesi personale e familiare. Tenute sotto osservazione per ben sette anni e tenuto conto dei normali fattori di rischio, i risultati dell’indagine scientifica hanno lasciato ben poco spazio ai dubbi: è emerso infatti che quante di loro praticavano con costanza la propria fede, avevano un rischio di mortalità inferiore del 20% se si recavano in chiesa una volta la settimana e del 15% se la pratica era inferiore a quella settimanale.


“Il nostro studio non vuol dire che bisogna andare in chiesa per stare bene e prevenire le malattie –spiega una delle ricercatrici- vuole solo offrire una fotografia del beneficio psicologico che può offrire la religione”.


E comunque, perché no? anche questo può essere un buon motivo per ricordarsi di oltrepassare il sagrato un po’ più spesso.

domenica 2 novembre 2008

Religione ed evoluzione: un convegno e un articolo per discuterne


Due notizie dal fronte “religione ed evoluzionismo” diverse tra di loro ma entrambe ugualmente interessanti e stimolanti.


La prima riguarda la plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, che si concluderà domani in Vaticano, e che ha come tema appunto “Approcci scientifici sull’evoluzione dell’universo e della vita”. Per farsi un’idea dell’andamento dei lavori (che sono di alto livello scientifico) sul sito Euresis è disponibile un’ampia ed aggiornatissima rassegna stampa che merita un pubblico plauso.


La religione (e siamo al secondo argomento) è un prodotto dell’evoluzione? La domanda non è magari nuova ma è stata messa in bella copia da Pascal Boyer in un articolo sulla prestigiosa rivista Nature. Le risposte (affermative) di Boyer sono ben sintetizzate da Sylvie Coyaud nel suo blog:


"- pensieri e atteggiamenti religiosi si reggono su e sono legati  a presupposti dei quali non siamo coscienti;


- fin da bambini instauriamo rapporti con personaggi immaginari;


- i rituali di purificazione sono in consonanza con disturbi ossessivi compulsivi del comportamento (argomento poco convincente, non nasciamo coatti della pulizia);


- una capacità “coalizionale”, tipicamente umana e basata sulla fiducia reciproca, ci fa adottare credenze qualsiasi, basta che siano di un gruppo al quale apparteniamo o vogliamo appartenere(capacità coalizionale = conformismo?)"


Spiegazioni forse troppo semplicistiche (o eccessivamente complicate, a seconda dei punti di vista) ma che comunque meritano la pena essere discusse.



giovedì 16 ottobre 2008

Vita extraterrestre e religione: i risultati di un importante studio americano


Che impatto avrebbe nella vostra vita di fede la scoperta di forme di vita extraterrestre? Argomento che continua ad intrigare (infatti ne abbiamo già parlato) e che ora è stato oggetto, come informa il sito Scienza e religione nei media, di un serissimo studio da parte del CTNS dell’università statunitense di Berkeley. Il campione del medesimo era particolarmente rappresentativo in quanto costituito da 1325 credenti di tutto il mondo professanti le più varie religioni: cattolici, protestanti, ortodossi, mormoni, ebrei, musulmani e buddisti. I risultati del sondaggio sono particolarmente incoraggianti: <<L'80% degli intervistati ha risposto che una simile ipotesi non metterebbe in discussione la propria fede, contraddicendo l'idea di una generale “debolezza” nel sentimento religioso delle persone, e il parere espresso invece proprio dalla maggioranza dei non credenti intervistati. Questi ultimi, infatti, pensano che l'esistenza di altre forme di vita intelligente metterebbe in crisi le religioni attuali>>. Per chi volesse dilettarsi con lo studio completo, l’indirizzo corretto è questo qua, quello indicato nel link sopra è sbagliato.

giovedì 2 ottobre 2008

Università di Oxford: la fede aiuta ad alleviare il dolore


Che la fede religiosa aiutasse ad alleviare il dolore già si sapeva, ma ora la cosa sembra avere i crismi dell’ufficialità scientifica grazie ad una accurata ricerca dell’Universita' di Oxford. Per l’esattezza il test ha permesso di individuare la regione del cervello da cui origina tale beneficio: si tratterebbe della corteccia prefrontale ventrolaterale. Davvero singolari le modalità attraverso cui i ricercatori britannici sono arrivati a tali conclusioni: i medesimi hanno infatti praticato un elettrochoc a una dozzina di volontari cattolici e ad altrettanti non credenti mentre venivano sottoposti alla loro visione due dipinti raffiguranti l’uno un’immagine della Madonna e l’altro un quadro di Leonardo da Vinci. Quando è stato chiesto ai volontari quale fosse stata la soglia del dolore e quale il quadro preferito, i cattolici hanno affermato di provare meno dolore alla visione dell’immagine di Maria, mentre i non credenti affermavano di  aver preferito il quadro di Leonardo senza però che questo avesse alcuna influenza sul dolore percepito.Oxford docet.

mercoledì 14 maggio 2008

Cari fratelli e sorelle (extraterrestri)

Siamo soli nell’universo? E se la risposta a tale domanda fosse negativa, come si relazionerebbe la presenza di altre forme di vita con due punti cardine della fede cristiana quali la creazione e la redenzione? Da tempo tali domande aleggiano nell’aria, ma ecco che ora esiste un parere in proposito più che autorevole: quello di padre José Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana, il quale ha concesso un’intervista all’Osservatore Romano sui rapporti tra astronomia e fede e alla quale è stato dato l’intrigante titolo di “L’extraterrestre è mio fratello”. Interrogato sulla possibilità della presenza di vita nello spazio, Funes risponde per nulla imbarazzato che “questa possibilità esiste. Gli astronomi ritengono che l'universo sia formato da cento miliardi di galassie, ciascuna delle quali è composta da cento miliardi di stelle. Molte di queste, o quasi tutte, potrebbero avere dei pianeti. Come si può escludere che la vita si sia sviluppata anche altrove?”. “Come esiste una molteplicità di creature sulla terra –prosegue l’astronomo – gesuita- così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con san Francesco, se consideriamo le creature terrene come ‘fratello’ e ‘sorella’, perché non potremmo parlare anche di un ‘fratello extraterrestre’? Farebbe parte comunque della creazione”. Musica per le orecchie di un antico appassionato di fantascienza come il sottoscritto. E visto che siamo in tema, Microsoft ha lanciato la sfida a Google Sky con il suo WorldWide Telescope. Che a prima vista appare davvero un gioiellino, ma ovviamente faremo una prova sul campo.

lunedì 31 marzo 2008

Ravasi: la Chiesa dialoghi più (e meglio) con la cultura contemporanea

Si parla spesso (e lo facciamo anche in questo blog) di dialogo interreligioso. Ma come può la Chiesa dialogare, oltre che con le altre religioni, anche con chi non crede e, più in generale, con la cultura contemporanea? Su questi temi si esercita in un’interessante intervista a Famiglia Cristiana Mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura. Leit motiv dell’intervista sembra essere il fatto che la Chiesa non solo non ha nulla da temere, ma anzi tutto da guadagnare, dal confronto con la cultura contemporanea. Dal mondo dell’arte («Vorrei un padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia, perché lì si elaborano le nuove grammatiche artistiche e anche la Chiesa ha qualcosa da dire») a quello della scienza («Dobbiamo discutere le teorie dell’evoluzione e del rapporto tra la conoscenza e la teologia. Non possiamo far finta che non esistano>>) passando per lo stesso linguaggio ecclesiale («La Chiesa fatica a farsi comprendere. Abbiamo linguaggi troppo paludati e a volte curiali. Oltre la siepe della comunità ecclesiale il linguaggio ha toni diversi, usa molte più risorse delle nostre, è più diretto, tempestivo, più adeguato agli stili della modernità>>). Le idee del “Ministro della cultura vaticano” sono indubbiamente buone. Il tempo dirà se si passerà dalle parole ai fatti.

 

mercoledì 5 settembre 2007

I medici americani meno religiosi? Secondo un sondaggio sono gli psichiatri

Quali sono i medici americani meno e più religiosi? All’interessante quesito ha inteso rispondere un’inchiesta della rivista scientifica Psychiatric Services i cui risultati sono stati ripresi in Italia da CyberMed. È risultato quindi che i meno propensi ad affidarsi alla religione sono gli psichiatri. Una percentuale significativa tra di loro è però di origine ebraica, mentre pochi aderiscono al cattolicesimo o al protestantesimo. I più religiosi sono invece risultati i medici di famiglia: il 39 per cento di questi ultimi si è infatti detto protestante, il 22 per cento cattolico e il 13 per cento ebreo. Percentuale che invece schizza al 29 per cento nel campo appunto degli psichiatri, tra cui alligna invece un 27 per cento di protestanti ed appena un 10 per cento di cattolici. Un po’ semplicistica appare comunque la spiegazione di uno degli autori dello studio: "Sembra ci sia qualcosa che spinge i medici religiosi a non specializzarsi in campo psichiatrico, forse spaventati da Sigmund Freud". Mah, c’è stato un periodo in cui per Freud c’era fin troppa attenzione, la cause vanno forse ricercate altrove.

mercoledì 8 agosto 2007

Medicina e spiritualità: un paio di interessanti notizie


Medicina e spiritualità: un binomio sempre attuale che è oggi alla ribalta per un paio di notizie. La prima ci dice che un estratto di cannella potrebbe preso essere impiegato per la cura di alcune infezioni virali. La particolarità è che Michael Ovadia, questo il nome del ricercatore, ha effettuato la propria scoperta ascoltando la lettura di un passo della Bibbia. “C'è un passo –spiega lo scienziato- in cui si spiega come i sommi sacerdoti preparavano l'olio santo che veniva spalmato sui loro corpi prima di sacrificare degli animali al Signore.  Improvvisamente ho avuto un'intuizione: forse quell'olio, preparato con cannella e altre spezie, aveva anche una funzione pratica nell'evitare che i sacerdoti potessero contrarre delle infezioni durante i sacrifici”.


Il dottor Bruce Leibert, invece, e siamo negli Stati Uniti, si preoccupa di integrare sempre maggiormente la spiritualità nelle pratiche mediche. Cosa che fino a tempo fa era pacifica ma che è stata purtroppo in seguito abbandonata.

sabato 27 gennaio 2007

Scoperte: la preghiera online aiuta i malati di cancro

La cosa non è una novità assoluta, noi stessi ci siamo già occupati del rapporto preghiera – salute e ce ne occuperemo ancora, ma mi piaceva comunque riportare questa notizia:



Alcuni ricercatori dell'Università del Wisconsin-Madison stanno analizzando alcune trascrizioni online effettuate da alcuni gruppi di supporto; su 97 pazienti ammalati di cancro al seno, hanno verificato un netto miglioramento della loro salute mentale specialmente se durante queste
sessioni venivano usate alcune parole come: preghiera, adorazione, fede, santo e Dio.
(Successive interviste con i pazienti hanno confermato che queste parole venivano usate esclusivamente nelle preghiere e non in semplici dialoghi). Lo studio non
comprendeva selezioni di pazienti con religioni particolari, anche se la maggior parte dei partecipanti era di religione cristiana, in ogni caso hanno partecipato alle sessioni induisti e nativi americani.

(via naturalnews.blog.it)

venerdì 26 gennaio 2007

L'archeologia in Israele: alla ricerca dei luoghi della Bibbia


Visto che abbiamo iniziato la giornata parlando del rapporto scienza – fede, continuiamo sullo stesso argomento. L’occasione la da un sintetico ma interessante articolo apparso su Ladysilvia che tratta il tema dell’archeologia biblica.


Il territorio di Israele e quello dei Paesi confinanti, infatti, è stato sempre oggetto di particolari attenzioni da parte degli archeologi. Come spiega bene l’articolo, ciò è dipeso inizialmente dalla volontà di trovare riscontri oggettivi agli avvenimenti narrati dai libri biblici. Solo successivamente tale concordismo lasciò il passo ad un approccio decisamente più “laico” e rispettoso sia del testo sacro sia della stessa scienza.


L’archeologia nei territori sacri cari ad ebrei e cristiani, insomma, non è roba solo da Indiana Jones.

Creazionismo Vs evoluzionismo: un articolo e una trasmissione per farsi un'idea


Personalmente (ovviamente quando posso e quando l’argomento mi interessa) cerco di non perdere mai una puntata di Otto e Mezzo, il programma in onda ogni sera su La 7. La puntata di stasera promette di essere particolarmente interessante. Sotto il titolo di Inchiesta su Dio, il programma metterà infatti a confronto le tesi dei creazionisti e quelle degli evoluzionisti, con una sottolineatura particolare sulla teoria dell’Intelligent Design, che tanti dibattiti e polemiche ha creato negli Stati Uniti e non solo.


Sull’argomento (e la sua lettura potrebbe essere un ottimo prodromo alla visione del programma) è uscito giusto ieri un ottimo articolo di Claudio Magris sul Corriere della Sera. Prendendo spunto dall’attribuzione del Premio Nonino allo scienziato francese Yves Coppens, il saggista triestino fa il punto –da par suo- sulle polemiche in corso.