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lunedì 7 giugno 2010

Religione e scuola: una nuova sentenza fa discutere la Germania

Le questioni riguardanti la libertà di culto all’interno delle aule scolastiche tornano a far discutere in Germania. Il caso in questione è il proseguimento di una vicenda di cui parlammo tempo fa e che riguardava uno studente musulmano che chiedeva gli venisse messa a disposizione un’aula per la preghiera all’interno della scuola da lui frequentata. Il diritto gli fu concesso e tra l’altro pare che in due anni l’aula sia stata usata solo sedici volte, così almeno ha sostenuto in tribunale il legale dell’amministrazione scolastica. Lo studente si è difeso affermando di avere trovato a volte difficoltà a farsi aprire il locale. Contro la concessione fece comunque ricorso l'autorità per l'educazione della città di Berlino (una sorta di assessorato alla pubblica istruzione) e la sentenza di appello ribalta ora completamente quella di primo grado. I giudici affermano infatti che la restrizione della libertà di religione da parte della scuola, può essere giustificata alla luce di altri diritti costituzionali ugualmente importanti, come la libertà di religione degli altri studenti, i diritti dei genitori e la pace scolastica necessaria per l’espletamento dei compiti istituzionali.

La preside della scuola, Brigitte Burchardt, si è detta lieta della sentenza in quanto a suo avviso la medesima le consentirebbe di tutelare in maniera più efficace la libertà dei suoi 650 studenti. Che provengono (il dato non è ininfluente ai fini della comprensione della vicenda) da ben 29 Paesi differenti, mentre il Liceo nell’occhio del ciclone è situato in un quartiere occidentale di Berlino che fa registrare un tasso di immigrazione del 31,4%.

La vicenda potrebbe comunque non essere ancora conclusa perché il giovane potrebbe ancora fare ricorso all’equivalente della nostra Corte di Cassazione.

giovedì 1 ottobre 2009

Scuola, islam e laicità: una sentenza fa discutere la Germania

È destinata a far discutere (e ben oltre i confini tedeschi) la decisione del tribunale amministrativo di Berlino di obbligare una scuola comunale a mettere a disposizione di uno studente musulmano una sala di preghiera. Il caso ebbe origine nel 2007 quando la scuola (che tra l’altro vanta tradizioni laiche) si rifiutò di fornire ad un proprio allievo islamico un locale per la preghiera. I genitori del ragazzo (un tedesco convertito all’islam e una donna turca) presentarono quindi il ricorso che ha dato origine alla sentenza odierna.

La sentenza è particolarmente importante perché si basa sul presupposto che la costituzione tedesca garantisce che la libertà di credere o non credere vada sì garantita nel foro interiore, ma sia data altrettanta importanza a che la medesima libertà possa essere garantita esternamente. Avvalendosi quindi della consulenza di studiosi islamici, la corte ha stabilito che non è ammissibile attendersi che un devoto musulmano preghi esclusivamente quando non si trova a scuola. La decisione del tribunale vale esclusivamente per lo studente che ha dato origine alla sentenza, ma non è difficile prevedere che altri ricorsi possano dar luogo a sentenze analoghe.

Improntate ovviamente a soddisfazione le reazioni della comunità islamica tedesca, che ha parlato di sentenza che rafforza la fiducia dei musulmani nel ruolo della legge. Il portavoce dell’arcidiocesi di Berlino, da parte sua,ha parlato di sentenza che rafforza l’espressione della libertà religiosa.

E rafforzerà, c’è da scommetterci, anche le polemiche.

mercoledì 10 giugno 2009

Tony Blair e le religioni: un'iniziativa per la loro conoscenza reciproca a partire dalle scuole

Dopo il suo abbandono della politica attiva ed il suo passaggio (non è esatto parlare di conversione, come si fa invece solitamente, visto che si tratta della medesima religione) al cattolicesimo, l’ex primo ministro britannico Tony Blair sembra aver preso decisamente sul serio il suo ruolo di tessitore di dialogo tra fedi e culture.

L’ultima realizzazione della Tony Blair Faith Foundation è infatti un programma decisamente interessante e chiamato Face to Faith. "È solo parlando di diverse prospettive culturali e religiose che i giovani potranno sviluppare una maggiore consapevolezza del ruolo della fede nel mondo moderno", ha affermato Blair presentando il progetto. Il quale consentirà a bambini di tutte le etnie e religioni, grazie ad un sistema di videoconferenze, di scambiarsi opinioni sul mondo di oggi e sulla fede.

In particolare, l’iniziativa è rivolta ai bambini e ragazzi delle scuole secondarie di tutti i continenti ed ha l'obiettivo di offrire ai giovani tra gli 11 e 16 anni la possibilità di poter esplorare attraverso il dialogo il rapporto tra la fede e i temi d'attualità come la carità, la povertà, la ricchezza, l'ambiente, l'arte, l'architettura, la musica e i testi sacri. Nella giornata di ieri, in concomitanza con la presentazione del progetto, si è avuta la prima videoconferenza tra i bambini di una scuola di Bolton, nella contea del Lancashire, e i bambini di Betlemme e Nuova Delhi.

mercoledì 11 marzo 2009

Scuola e dialogo interreligioso: due interessanti iniziative da nord e dal sud

Fa davvero piacere (specialmente in un periodo in cui parlar male della scuola sembra diventato di moda ed il farlo comporta meno rischi che sparare su di un’ambulanza) segnalare un paio di iniziative provenienti dal mondo dell’istruzione. Entrambe riguardano il dialogo interreligioso e la cosa è solo apparentemente lontana dal mondo della scuola, in quanto compito della medesima dovrebbe essere anche quello di preparare i futuri cittadini a vivere in un mondo in cui tali tematiche saranno sempre più presenti.

La prima notizia viene dalla Puglia, dove presso il Liceo “Tedone” di Ruvo, nel barese, è iniziato un corso suddiviso in tre appuntamenti e dedicato alla conoscenza delle tre maggiori religioni monoteiste attraverso una lente davvero particolare: quella della morte così come viene vissuta ed esperita nelle tre esperienze religiose. “Le tre giornate –come spiega il dirigente scolastico organizzatore del corso- sono state pensate secondo tre fondamentali aspirazioni: riflettere sul senso della morte alla luce delle religioni monoteiste (interventi di esperti del mondo della cultura, delle istituzioni e della comunicazione); raccontare Dio di fronte al mistero della morte (testimonianze di rappresentanti della Chiesa, della Comunità ebraica e della Comunità islamica, delle istituzioni culturali e regionali); illuminare il mistero della morte attraverso la musica (offerta di concerti e presentazione di brani significativi delle tre esperienze religiose)”.

Di diverso segno l’esperienza che prenderà il via dopodomani, venerdì, a Genova. “Il mio Dio ti fa paura?” è il nome del corso di formazione costituito da  quattro incontri e un convegno per offrire, attraverso relatori esperti del settore, riflessioni e punti di vista sui percorsi di dialogo tra le religioni che si stanno costruendo nelle aule scolastiche italiane, sui valori comuni a tutte le principali religioni e al pensiero laico, e su come questo processo possa essere influenzato dai mass media e dalle diverse tendenze dell’opinione pubblica.

La scuola italiana, insomma, non è solo bullismo. Che già si sapeva, ma fa sempre piacere tornare a constatarlo.