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giovedì 19 marzo 2009

Religioni e società: allo studio un G8 per indagare le influenze reciproche


In questo periodo di turbolenza economico-finanziaria si susseguono i G8 e i G20 alla ricerca di possibili soluzioni della crisi. Ma se l’idea proveniente da Mosca andrà in porto, ci dovremo abituare anche ad un’altra terminologia: un G8 delle religioni. L’iniziativa è nata in seno al Seminario di studi sul tema “Religioni e Società: tendenze evolutive in Italia e nella scena Europea”, promosso dall’Eurispes e dal Gruppo Europeo di Ricerca e se ne è fatto portavoce Evgheny Novosselov, Segretario generale del Consiglio scientifico per gli studi religiosi e sociali dell’Accademia delle Scienze di Mosca.


L’idea non nasce ovviamente dal vuoto, ma dalla constatazione, per usare le parole di Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, che «in molti paesi del mondo è in atto un grande processo di trasformazione sociale che ha come fulcro la rinascita dello spirito religioso, percepito, soprattutto, sotto forma di religiosità individuale». Il medesimo studioso ha usato una metafora molto simpatica per descrivere come viene vissuto il cattolicesimo nel nostro Paese: <<quello degli italiani – ha dichiarato – è un cattolicesimo “automobilistico”: si viene portati in automobile per ricevere il sacramento del battesimo, sempre in automobile si va a sposarsi, e sempre sulle quattro ruote si raggiunge l’ultima dimora. Tuttavia, si registra, tra gli italiani, una nuova e forte ricerca di senso e di identità che coinvolge evidentemente anche la religione>>.


L’iniziativa di un G8 delle religioni si inserisce quindi in un fertile terreno.


giovedì 13 marzo 2008

Germania: il nuovo Capitale di (Mons.) Marx

Marx è tornato. Marx ha appena pubblicato un nuovo libro con un antico titolo: Das Kapital (Il capitale). Marx nel suo libro denuncia il volto senza vergogna del capitalismo odierno. Marx attacca una società in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Tutto giusto, solo che non si tratta del celebre Karl, bensì del meno celebre (almeno sinora) Reihhard, che di mestiere non fa il rivoluzionario, bensì l’arcivescovo di Monaco. Già, proprio così. E certo che ad uno con un cognome così ingombrante e che pubblica un libro con un titolo che lo è altrettanto, non deve certo mancare il senso dell’umorismo, come si può arguire anche dalla foto a lato. Sicuramente, in ogni caso, i temi affrontati da Mons. Marx nel suo libro (che sta facendo discutere la Germania) sono quanto mai attuali, come dimostrato anche dal fatto che pure gli argomenti oggetto dalla prossima enciclica papale verteranno sul sociale. Marx ne sarà contento. Quello attuale, ma anche quello antico.

mercoledì 12 marzo 2008

Comunicazione e fede: equivoci in Svizzera per una campagna pubblicitaria

Si possono piazzare “prodotti” come la fede o la spiritualità, con apposite campagne pubblicitarie? Alla stregua di un pannolino o di un dentifricio, insomma. La domanda se la pone il blog del Servizio comunicazione della diocesi francese di Orléans riferendo della strategia messa in atto da anni dalla chiesa cattolica ginevrina. La diocesi svizzera ha deciso infatti da anni di investire massicciamente nel settore affidandosi ad un’agenzia specializzata per far passare il proprio messaggio. Ne sono scaturite alcune campagne pubblicitarie che non sono certo passate inosservate e che hanno avuto senz’altro il merito di far parlare di argomenti normalmente esclusi dai normali canali della comunicazione di massa. Ma l’ultima campagna della chiesa ginevrina ha provocato ancor più polemiche del solito. La stessa presenta infatti i servizi a pagamento di una fittizia agenzia chiamata Cérémonia, ma il problema è che la cosa è sembrata talmente reale che la diocesi svizzera ha dovuto immediatamente precisare che si trattava di una provocazione. Insomma, la questione pare ben sintetizzata dal titolo del post: occorre trovare il giusto equilibrio tra provocazione e indignazione. E comunque una cosa pare accertata: la pubblicità non serve solo a vendere, ma anche a far passare valori. Basta saperlo fare.

mercoledì 19 dicembre 2007

Italiani e religione: crescono identificazione e pluralismo

Nei giorni scorsi si è tenuto a Camaldoli un interessante convegno organizzato dalla rivista dei dehoniani Il Regno avente a tema “Il futuro del cattolicesimo italiano”. All’interno dello stesso sono stati i presentati i risultati di una indagine (dal curioso titolo de "Il praticante, il pellegrino, il convertito") che vale qui la pena riprendere perché contiene dei dati su cui è bene riflettere. Mentre è in calo progressivo il numero dei frequentati chiese e altri luoghi di culto, la religione rimane comunque motivo di identificazione per ben il 60% degli italiani. "La secolarizzazione – come spiega uno dei responsabili dell’indagine - corrisponde ad una diminuzione dell'importanza della religione per il funzionamento di ruoli e istituzioni non religiose come lo stato e l'economia. L'esito però non è l'ateismo o l'agnosticismo: aumenta, infatti, la pluralità religiosa e il coinvolgimento delle persone in differenti pratiche religiose". Quindi, da un lato pare che gli italiani si identifichino sempre più nel cattolicesimo (pur frequentando sempre meno le chiese) e dall’altro lato aumenta in offerta il cosiddetto “mercato religioso”. Due dati che sembrano in contraddizione, ma che non sono altro che due aspetti della complessità (e nell’aggettivo non vuole esserci nessuna nota negativa) della società attuale.