
Prende il via domani, ne parlavamo
qualche giorno fa, la
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Appuntamento particolarmente importante arrivato quest’anno alla centesima edizione. Di anni ne ha decisamente meno (per l’esattezza diciannove) l’appuntamento
che ne costituisce come il prodromo: la
Giornata del dialogo ebraico-cristiano. Tema della giornata di quest’anno è: “Non pronunziare il nome del Signore Dio tuo invano”. Ebrei e cattolici ricordano la dichiarazione del Comitato Internazionale Cattolico-Ebraico secondo la quale “il terrorismo in tutte le sue manifestazioni, e l’assassinio ‘in nome di Dio’ non possono mai essere giustificati” ed aggiungono: “All’opposto, e specialmente nella società pluralista contemporanea, si richiede il rispetto reciproco per i segni religiosi delle varie fedi, in particolare da parte di quanti – ebrei, cristiani e musulmani – si rifanno all’unica radice abramica monoteista”. Diverse le manifestazioni in programma oggi, la
principale delle quali, a Roma, vedrà la presenza del vescovo Fisichella, del rabbino capo Di Segni e di monsignor Spreafico.
Bella quella Menorah! Ma per il dialogo ebraico-cristiano, bastano queste iniziative? Non sarebbe meglio un po' di cultura ecumenica nelle scuole? E i delitti nel nome del Signore, ho l'impressione che si commetteranno sempre: certi complessi d'inferiorità, che sconfinano nel delirio d'onnipotenza, fanno parte della natura umana.
RispondiEliminaIl singolo individuo può non esserne affetto, ma l'umanità, nel suo insieme, non ne sarà mai immune.
Ok, penso fosse una Chanukiah.... non sono un esperta...
RispondiEliminaGrazie, donmo, per non avermi pubblicamente svergognato! (ci ho pensato da me....)
Ma quale vergogna? Ero semplicemente assente:)
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