Thomas Merton? Chi era costui? Purtroppo così, manzonianamente, risponderebbero in molti al sentire il nome del monaco, poeta, intellettuale (e molte altre cose) scomparso giusto quarant’anni fa.
C’è davvero da augurarsi, quindi, che a colmare almeno un po’ le lacune provveda il convegno internazionale che si svolge oggi nella splendida cornice dell’abbazia cistercense di Fiastra. Programmato in occasione del quarantennale della morte e del sessantesimo anniversario della pubblicazione della sua opera più celebre, La montagna dalle sette balze, il convegno si prefigge di approfondire la conoscenza di questa straordinaria figura con il contributo di alcuni esperti: P. Mario Zaninelli, fine conoscitore del monaco americano, Jim Forest che ha condiviso con Merton gli anni del suo impegno per la pace e i diritti civili, l’Abate delle Tre Fontane in Roma, Dom Jacques Brière ed infine l’Associazione Italiana Thomas Merton, nonché l’Abbadessa Monica della Volpe della Trappa di Valserena.
Bello ciò che viene scritto nella presentazione del convegno: “Ad una Chiesa, esperta di umanità, la logica meccanica dello scontro di civiltà appare l'ennesima semplificazione ideologica. La globalizzazione non ha creato una civiltà: ce ne sono tante. Forse l'unica possibile è la civiltà del vivere insieme, del conviver tra diversi.
A questo vivere insieme, la Chiesa Cattolica, prima grande globalizzazione della storia, sembra attrezzata da secoli. Dobbiamo avere l'intelligenza di far scaturire dalla storia, dal vissuto della Chiesa, una sapienza sociale e umana che ci aiuti a vivere nella complessità”.
Difficile, ma non impossibile.
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