“La tutela della vita va assunta nella sua interezza”: questo il titolo apparentemente anodino dell’editoriale del prossimo numero di Famiglia Cristiana e di cui si è avuta notizia nelle ore in cui si consumava il dramma di Eluana Englaro. Con il risultato di rischiare di far passare sotto silenzio il contenuto del medesimo, che invece stabilisce uno stretto parallelo tra la vicenda che ha appassionato e diviso l’opinione pubblica e la recente legislazione in materia di sicurezza ed immigrazione.
Parallelo che è ben sintetizzato dall’occhiello delle’editoriale medesimo: “Politici incoerenti tra caso Eluana e provvedimenti su sicurezza”. “L'Italia precipita –scrive il settimanale- unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini (col rischio che qualcuno muoia per strada o diffonda epidemie), cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei 'Bravi' di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perché poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo. La 'cattiveria', invocata dal ministro Maroni, è diventata politica di governo, trasformata in legge. Così, questo Paese, già abbastanza 'cattivo' con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall'accanimento persecutorio".
Inutile dire che le accuse riportate hanno più di un fondamento ed altrettanto inutile dire che Maroni non l’ha presa bene. Ma utile ricordare che il parallelo tra le due vicende c’è eccome, anche se in queste ore a troppi fa comodo dimenticarselo.