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lunedì 15 febbraio 2010

Gli Hindu e le cremazioni all'aperto: una sentenza che farà discutere in Inghilterra

Forse Davender Gahi non ne è ancora perfettamente cosciente, ma il suo nome potrebbe passare alla storia dei rapporti tra religioni e poteri statuali. Del suo caso parlammo già lo scorso anno, visto che il medesimo venne definito “il più controverso caso di libertà religiosa della storia della giurisprudenza britannica”. In sintesi, la vicenda era quella di un cittadino britannico di religione induista al quale l’Alta Corte (cui si era rivolto dopo che il consiglio municipale di Newcastle gi aveva negato il permesso) aveva negato il permesso di essere cremato su una tradizionale pira a cielo aperto. La motivazione addotta per il diniego era che tutte le cremazioni dovevano avere luogo in un apposito "edificio", intendendo con ciò una struttura dotata di pareti e tetto.

L’uomo non si arrese e fece ricorso alla Corte d’appello, la quale ha finalmente emesso l’atteso favorevole verdetto. La questione sembra di lana caprina, ma è invece estremamente interessante: i giudici hanno  infatti stabilito che la pira può essere legale se si trova in un edificio dotato di pareti, di tetto ma anche (e qui sta la soluzione che pare metta d’accordo capra e cavoli) di un’apertura. Proprio la presenza dell’apertura consente a Ghai di sostenere che il suo corpo sarà cremato all’aperto (e  "far sì che l'anima sorga dalle fiamme come la mitica fenice, e non che sia incenerita in un forno industriale") non violando così i precetti della propria religione.

Dopo la sentenza (che interessa oltre 500.000 indù che vivono oltremanica) l’uomo ha dichiarato di essere fuori di sé dalla gioia e che la stessa “ha infuso nuova vita nei sogni di un vecchio”, intendendo almeno implicitamente, che la pira può almeno per il momento attendere, anche se la battaglia di principio era vinta.

Per una battaglia vinta, però, nuovi interrogativi sorgono: dopo le “battaglie sul velo” che hanno riguardato e riguardano il mondo musulmano, avremo altre battaglie di opinione sul fronte induista? E, più in generale: come le tradizioni provenienti da altre culture, tradizioni e religioni sono integrabili nelle società occidentali? Interrogativi cui solo il tempo saprà dare una risposta certa.

domenica 22 novembre 2009

Animali e religioni tra induismo, islam e cristianesimo

Tempi duri per gli animali coinvolti in festività religiose, considerato il fatto che i medesimi si trovano “dall’altra parte della barricata”: sono cioè coloro cui si fa la festa e non certo i festeggiati.  Nel distretto nepalese di Bara, come informa Asia News, è infatti in corso la festività indù del Gadhimai Mela, nota per detenere il triste primato di maggior evento sacrificale al mondo. Durante le festività, che culmineranno dopodomani con il previsto arrivo di circa un milione di persone, “i fedeli sacrificano al dio Gadhimai migliaia di animali quali bufali, capre e polli. Secondo l’induismo essi placano con la loro sofferenza la rabbia del dio, donando agli uomini fortuna e prosperità”.  Ovviamente, i buddhisti locali e gli animalisti fanno puntualmente sentire la loro protesta (esiste anche un sito approntato appositamente) ma nulla sembra riuscire a fermare la mattanza. Eppure la cosa non ha solo risvolti religiosi, ma pure sociali, visto che durante i festeggiamenti avvengono episodi poco commendevoli, come racconta la stampa locale e il blogger Enrico Crespi in un suo interessantissimo post.

Ma per gli animali non sono tempi duri solo nel lontano Nepal: venerdì prossimo sarà infatti l’Aïd el Kébir (festa del sacrificio). La festa si svolge il decimo giorno dell’ultimo mese del calendario musulmano e consiste nell’uccisione di un montone che deve essere poi diviso in tre parti uguali: una per la famiglia, una per i vicini e una per i poveri.

Se a tutto ciò si aggiunge che al Natale manca ormai poco più di un mese e che per i tacchini si prospettano tempi bui, il quadro è davvero completo.

giovedì 23 aprile 2009

Hanuman: il videogioco che fa arrabbiare gli induisti (ma solo quelli americani)


Può un videogioco far arrabbiare gli induisti? Pare di sì, visto che a causa di Hanuman: Boy Warrior (questo il suo nome) la Sony è stato accusata “di prendersi gioco delle divinità dell’Induismo, in quanto controllare un dio importante come Hanuman con strumenti come un joystick e dei bottoni, significa ridurlo a un semplice personaggio e denigrarlo”.


In realtà, a ben vedere, le cose non sono cosi semplici. A protestare, infatti, secondo quanto riportato da GamePolitics, è stato soprattutto Rajan Zed, un induista americano della Universal Society of Induism, il quale ha in effetti lanciato accuse molto pesanti nei confronti della multinazionale produttrice del gioco.


Ben diverso pare sia stato invece l’atteggiamento degli induisti DOC, quelli indiani, insomma. I quali hanno sì protestato, ma non per l’offesa ad Hanuman, bensì, molto più prosaicamente, perché il videogioco pare non sia all’altezza delle aspettative degli appassionati del settore. “Hanuman dovrebbe essere ritirato da Sony non per questioni religiose, ma semplicemente perché il gioco è terribile” si legge per esempio in Gaming Indians.


Interessante come le cose vengano valutate diversamente da chi le conosce dall’interno rispetto a ci ne ha una conoscenza approfondita quanto si vuole, ma pur sempre mediata.


martedì 21 aprile 2009

Cristianesimo e religioni orientali: un rapporto complesso tra contaminazioni e condanne


Sempre complesso il rapporto tra cristianesimo e religioni orientali. La cosa può persino apparire paradossale, visto che il cristianesimo stesso è, a ben pensarci, una religione proveniente dall’Oriente, ma tant’è. Al riguardo, mi limito a segnalare tre interventi in merito apparsi negli ultimi giorni.


Il primo è di padre Luciano Mazzocchi, uomo di vasta esperienza in merito avendo vissuto lunghi anni in Giappone, del quale vale la pena  leggere uno scritto davvero interessante.  Ecco un  cameo per invogliare alla lettura completa del testo: “L’uomo d’oggi vuole accedere alla verità percorrendo la via coi propri piedi: infatti sperimenta un forte bisogno di sentirsi dire la verità da dentro di se stesso, dall’esperienza, dal corpo, dalla natura. La spiritualità orientale ha avuto cura di questa esigenza esistenziale e la gente ne è attratta, come a un bisogno reso più attuale da certi atteggiamenti autoritari e rigidi assunti da persone di chiesa, che imperterriti predicano una verità che non necessita dell’esperienza umana; anzi, si teme che da questa possa essere contaminata”.


L’altro intervento è di Marco Guzzi e in questo caso sono da leggere e da meditare anche i commenti perché costituiscono pure essi un autentico segno dei tempi.


E per finire (dopo le aperture di Mazzocchi e Guzzi) una condanna: quella dell’episcopato statunitense nei confronti del Reiki, antica pratica spirituale e terapia alternativa proveniente dal Giappone.


Insomma, le questioni aperte sul tappeto sono ancora tante e del rapporto cristianesimo/Oriente ci sarà da parlare ancora molto. E per fortuna.

giovedì 26 marzo 2009

Inghilterra: polemiche per una mancata cremazione induista

Ecco un caso in cui la libertà religiosa del singolo entra in conflitto con il diritto statuale in modo tale da farne un autentico caso di studio. La vicenda, che sta facendo discutere tutta l’Inghilterra e non solo (ieri sera ne ha parlato anche il TG1 delle 20) riguarda Davender Ghai, un settantenne induista residente nel Newcastle, che afferma di sentirsi discriminato perché, dopo la sua morte, sa già che sarà impossibile cremarlo all’aria aperta secondo i dettami della sua religione.

Ora l’Alta Corte è chiamata a pronunciarsi sulla questione, definita dai legali dell’uomo come "il più controverso caso di libertà religiosa della storia della giurisprudenza britannica". La vicenda non è in effetti di facile soluzione, in quanto i roghi all’aria aperta sono fuorilegge fin dal 1902 e la soluzione di compromesso prospettata all’indù britannico (far assistere i suoi familiari all’intero processo di cremazione) è stata da lui respinta.

Sarà davvero interessante vedere come andrà a fine la cosa, ma si tratta davvero di un caso di scuola in cui è estremamente difficile contemperare le diverse esigenze in campo. E però di casi del genere, nelle nostre società sempre più multi-religiose, se ne verificheranno sempre di più, per cui c’è proprio da stare a vedere.

lunedì 9 febbraio 2009

Yoga e religioni: la sua pratica ora fa discutere l'Islam

Della questione se la pratica dello yoga sia compatibile o meno con la spiritualità cristiana e di come sia possibile integrare il primo nella seconda, si dibatte ormai da anni e le posizioni in merito sono ormai sufficientemente ben definite nelle loro linee generali.

Minore attenzione è stata finora posta alle problematiche relative alla relazione tra yoga ed altre forme di religiosità. Provvidenziale, quindi, un articolo del quotidiano francese Le Monde (ripreso in Italia da Internazionale) nel quale si parla della compatibilità tra pratica dello yoga ed islam. Le autorità musulmane sono in proposito divise: mentre in Malesia ed in Indonesia, infatti, le pratiche yogiche sono vietate, diversa è invece la situazione in India.

Nel subcontinente asiatico, addirittura, come spiega il quotidiano francese, lo yoga non solo è lecito, ma assurgerebbe addirittura al ruolo di volano del dialogo interreligioso tra induisti e musulmani in quanto “ciascuno è libero di intonare Om, lodare Gesù o Allah, a patto che la posizione del loto sia rispettata".

E indubbiamente è migliore questa posizione di quella che fa dello yoga, pratica antichissima e venerabile, una semplice ginnastica alla moda.

martedì 18 marzo 2008

India: una spiritualità che tira (anche economicamente)

Le borse mondiali crollano, il prezzo del barile di petrolio schizza sempre più in alto, insomma, non è davvero un gran bel momento per l’economia mondiale. Eppure c’è un settore che ancora tira e non mostra segni di crisi: la spiritualità. Non è uno scherzo, almeno a leggere un articolo pubblicato dal sito indiano Sify.com. Pare infatti che nel popoloso subcontinente asiatico, proprio le esigenze dello spirito siano un potente volano per lo sviluppo economico. Un esempio eclatante è quello dei pellegrinaggi alle città sante: chi vi ha acquistato beni immobili, ha visto salire il loro valore anche di un cospicuo 45% annuo. Per arrivare ad uno strabiliante 400% in tre anni per chi ha investito in immobili nelle città gemelle di Vrindavan e Mathura. Cosa che, per fare un paragone magari irriverente, ma che può rendere l’idea, sarebbe stata un’ingenua utopia anche per i furbetti del quartierino. Brillanti prospettive vengono individuate anche per la città di Ajmer, nello stato indiano del Rajasthan, meta di crescenti pellegrinaggi in quanto sede di un noto tempio dedicato a Brahma. Va beh, in effetti fa un po’ senso parlare di spiritualità in termini economici (e/o viceversa) ma è una realtà che non si può ignorare, no?

mercoledì 30 gennaio 2008

Gandhi: una lezione sempre attuale a sessant'anni dalla morte

Esattamente sessant’anni fa (era infatti il 30 gennaio 1948) il Mahatma Gandhi veniva assassinato. Logico, quindi, che le celebrazioni per l’anniversario della sua scomparsa, a motivo di questa ricorrenza “tonda”, assumano quest’anno un significato particolare. Tanto per cominciare, le ultime ceneri della Grande Anima verranno disperse oggi nel Mare d’Arabia. È interessante scoprire come ciò coincida anche con una ritrovata unità a livello familiare. A Bolzano è invece in programma un interessante convegno organizzato dal Centro per la Pace del locale Comune e che vedrà la presenza di qualificati relatori. Tra le cose più interessanti che si possono leggere in Rete per l’occasione, c’è un articolo di Mao Valpiana. Interessante soprattutto perchè mette in parallelo due aspetti della personalità gandhiana che raramente vengono considerati insieme: la sua religiosità e la sua laicità. Una lezione sempre attuale e da ripassare continuamente.

mercoledì 7 novembre 2007

Islam e induismo: due iniziative della Chiesa per il dialogo

Due buone notizie nel campo delle relazioni tra la Chiesa cattolica e le altre religioni. Quanto poi le medesime siamo bene accolte dalle stesse, si vedrà, ma intanto non resta che registrarle. La prima viene da Milano, dove l’ufficio Ecumenismo e dialogo dell’arcidiocesi ha rinnovato anche quest’anno l’invito ai parroci a passare anche nelle abitazioni dei fedeli di fede musulmana durante la visita nel periodo natalizio alle famiglie per la benedizione delle case. “Le esperienze degli anni scorsi – spiegano don Gianfranco Bottoni, responsabile dell’ufficio e don Giampiero Alberti, collaboratore per i rapporti con l’Islam - ci incoraggiano a proseguire in questa linea: le nostre feste di Natale o di Pasqua possono offrire l’occasione per un incontro”. L’ufficio diocesano ha preparato per l’occasione due modelli di lettera (disponibili anche in lingua araba, inglese, francese e urdu) da lasciare nelle case dove si spiega ai fedeli musulmani il significato per i cristiani della festa del Natale e il desiderio di dare insieme “al mondo una testimonianza efficace della nostra fede nell'Unico Dio”.

Nel frattempo, e siamo all’altra notizia, il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha diffuso il testo rivolto ai fedeli hindu per la festa di Diwali. “E’ solo attraverso il nostro dialogo – si afferma tra l’altro nel documento - evitando ogni forma di pregiudizio e di idee stereotipate sugli altri e testimoniando fedelmente i nostri precetti ed insegnamenti religiosi, che possiamo realmente superare i conflitti”.

mercoledì 22 agosto 2007

India: musulmani e cristiani nel mirino del fanatismo

Purtroppo, ogni tanto bisogna segnalare qualche brutta notizia sul fronte della tolleranza religiosa che proviene dall’India. Quella odierna proviene dallo Stato del Karnataka, dove i cristiani sono “accusati” (e le virgolette non sono messe a caso) da fanatici hindu di amore per il prossimo, educazione dei giovani e rifiuto del sistema delle caste. Come informa Asia News, nel volantino minatorio si afferma che i cristiani <<“devono abbandonare immediatamente il territorio indiano, oppure tornare alla religione madre dell’induismo”. Se non lo faranno, “dovranno essere uccisi da tutti i bravi indiani, che in questo modo dimostreranno la loro virilità ed il loro amore per la Patria>>. E il problema dell’intolleranza non riguarda solo i cristiani. Da altra e diversissima fonte, il Washington Times, si viene infatti a sapere che molti appartenenti alla vasta minoranza musulmana indiana preferiscono adottare nomi hindu nel tentativo di sottrarsi ai vasti pregiudizi che li opprimono. Shaikh Salim, per esempio, si è ribattezzato Shankar Maity e ha dotato la propria bancarella dell’esotico nome di "Shankar's Fast Food". Ma purtroppo non è un’operazione di marketing.

 

giovedì 14 giugno 2007

Andhra Pradesh con obbligo di induismo

Purtroppo ogni tanto bisogna segnalare qualche cattiva notizia sul fronte della tolleranza religiosa proveniente dall’India. L’ultima (che presumibilmente sarà purtroppo tale solo in ordine di tempo) viene segnalata da Asia News e giunge dallo Stato dell’Andhra Pradesh. Il tutto è ben sintetizzato dal sommario dell’articolo: “Il governo dell’Andhra Pradesh venerdì ha stabilito un’ordinanza in base alla quale a Tirumala non può essere professata altra religione se non quella indù. Per chi viola tale disposizione sono previsti fino a tre anni di prigione, indennità fino a 5mila rupie o entrambe”. Come si spiega nel proseguio, esistono forti dubbi sulla costituzionalità della norma, ma la possibilità che la stessa venga dichiarata incostituzionale non fa lo stesso dormire sonni tranquilli a chi professa una religione diversa da quella indù, specialmente ai cristiani.

lunedì 16 aprile 2007

Fare affari in India (con un occhio alla religione)

È uscito nei giorni scorsi il volume Fare affari in India, espressamente dedicato a tutti coloro che intendono avviare imprese commerciali nell’immenso Paese asiatico. La sua lettura è però consigliabile anche a coloro che si interessano al vedere come culture e religioni possano influenzare i comportamenti individuali. La cosa è messa in evidenza da Lara Ricci, che recensendo il volume per l’inserto culturale del Sole 24 Ore, così scrive: “La strategia comportamentale diffusa in India –che secondo gli autori deriva dal periodo Veda in cui l’approccio religioso era finalizzato a ricevere la benedizione della divinità- è quella di rendersi del tutto impotente e sottomesso al capo, in modo che questo sia moralmente obbligato a prendersi cura dell’impiegato. Guai dunque a non gratificare, elogiare e rassicurare i propri dipendenti”.

Interessante, no? Come sarebbe interessante (e forse anche di più) leggere il testo di un autore indiano (o magari cinese) che spiega ai suoi connazionali come la cultura cristiana influenzi il modo di comportarsi degli uomini di affari nostrani. E’ sempre molto interessante vedere le cose che pensiamo di conoscere bene da un altro punto di vista. Tempo fa mi è capitato di fare l’esperienza leggendo questo libro (che purtroppo temo sia fuori catalogo).

domenica 1 aprile 2007

Tra santini e arte islamica, alcune proposte tra arte e spiritualità

Per i fortunati che in questo periodo possono permettersi di prendersi qualche giorno di vacanza e di girare lo Stivale, segnalo qualche interessante mostra artistica. E comunque, anche chi non può muoversi, può lo stesso deliziarsi con i link proposti. Oggi inizia la Settimana Santa, e allora quale occasione migliore di questa per interrogarsi sui propri peccati? E proprio I peccati del terzo millennio è intitolata la prima mostra di cui parliamo, in programma fino al 10 aprile a Trento. Spostandoci a Bologna, ecco un’esposizione davvero singolare: si tratta di una raccolta di migliaia di santini, miniature e incisioni sacre della raccolta di Walther Mazzoni. Restando in Emilia (ma cambiando religione) Parma è sede fino al 3 giugno della mostra “Splendori a Corte. Arti del Mondo Islamico nelle Collezioni del Museo Aga Khan”, che presenta dei capolavori in prima assoluta per l’Italia. Tornando al cristianesimo e spostandoci in Brianza, il grande Maestro Aligi Sassu espone alcune sue opere ispirate al vangelo tratte da un’opera da poco edita.

mercoledì 28 marzo 2007

Cosa è l'induismo? In India se lo chiedono i tribunali

Che cosa è l’induismo? A porre la domanda non è un docente universitario allo spaventato studente di turno nel corso di un esame ma, come informa Asia News, un’Alta Corte di giustizia indiana. La questione non è di lana caprina in quanto, come si spiega bene nell’articolo, si tratta di stabilire se gli indù siano membri di un’unica religione oppure dell’unione di più gruppi religiosi nati in India nel corso dei secoli. La risposta alla domanda iniziale sarà importante anche per la vita concreta delle persone, in quanto attualmente il governo ha definito religioni minoritarie il sikhismo, il giainismo e il buddhismo, con le conseguenze che tutto ciò comporta. Sarà quindi interessante vedere quale risposta verrà data alla domanda.

giovedì 15 marzo 2007

Tra antico e moderno: la Rete e l'induismo

Periodicamente escono articoli dedicati al rapporto tra Internet e le religioni. Articoli che spesso non vale neppure la pena segnalare, tante sono le banalità che contengono. Per fortuna a volte ci sono delle eccezioni, come questo interessante pezzo uscito sul prestigioso  Washington  Post e che prende in esame soprattutto l'uso della Rete  in ambito induista. Davvero molto interessante.

martedì 6 marzo 2007

Berlino: il comune cede il terreno per costruire un tempio indù

Seguendo un link contenuto in un commento ad un post pubblicato alcuni giorni fa, ho trovato una notizia che mi era sfuggita. E che trovo interessante, perché fa vedere come le nuove religioni (ove l’aggettivo vale ovviamente solo per noi) stiano incidendo così profondamente sulle nostre società da marcare sempre più profondamente lo stesso tessuto urbanistico:

<<Un tempio indu' sta per aggiungere la sua sagoma alla skyline di Berlino: il primo tempio del genere sorgera' nel parco di Hasenheide nel quartiere di Neukoelln, entro il 2008. L'amministrazione locale si sarebbe impegnata a mettere a disposizione un terreno di circa cinque mila metri quadrati ad un prezzo pari all'1% del valore di mercato. ''E' una cosa che non facciamo per tutti- ha detto il sindaco Heinz-Buschkowsky- ma il tempio diventera' un vero e proprio gioiello per Neukoelln''. Imprenditori indiani finanzieranno la costruzione del tempio, che sara' di aspetto maestoso, con una torre di 18 metri, decorato con simboli indiani. (…) In tutta la Germania, su una popolazione di 82 milioni di abitanti (circa 39 milioni di cattolici e 39 milioni di protestanti) vivono anche 3,2 milioni di musulmani, con oltre 160 moschee di grandi dimensioni, e circa 80.000 indu'.>>


Non più solo cattedrali, dunque. Ma neppure più solo moschee.

lunedì 5 febbraio 2007

India: un vescovo cattolico parla ai leader indù (e altro)

“Non capita spesso che un Vescovo cattolico venga invitato a intervenire in un’assemblea di religiosi e intellettuali indù”. Inizia così una notizia riportata dall’agenzia Fides e alla quale rimando per la lettura integrale perché ne vale davvero la pena.

Tanto siamo in estremo Oriente ne approfitto per qualche altra segnalazione. In India pare abbiano problemi ad attirare turisti sulle orme del Buddha.


E poi: se nei prossimi mesi la qualità della vostra vita subirà un miglioramento, c’è una spiegazione.


E infine: da tante parti si levano ogni tanto voci per denunciare l’abuso di nomi tratti dal mondo della fede per fini commerciali. Ci sono illustri (si fa per dire) esempi al proposito. Purtroppo, anche nel buddhismo si verificano abusi. A scanso di equivoci, quando si parla di karma, bisogna intendere questo.

martedì 30 gennaio 2007

L'immagine del Buddha sulle nuove banconote nepalesi


Prossimamente, la popolazione nepalese vedrà apparire l’immagine del Buddha sulle banconote da cinquecento e mille rupie. Ne da notizia l’agenzia Asia News e la cosa mi sembrava degna di essere riportata, visto che non è frequentissimo che immagini “religiose” appaiano sulle banconote.


Particolarmente simpatica la reazione del sacerdote indù Pawan Pathak: “Nel nostro pantheon, anche il Buddha è una reincarnazione di Vishnu. Quindi, siamo felici della scelta: diverso se fosse apparso Mao o Marx, ma per fortuna questo non è avvenuto”.


A pensarci bene, non sarebbe che noi europei prendessimo esempio dalla cosa. Possibile che con tanti illustri esempi di pittura sacra che abbiamo, sulle nostre banconote siano raffigurati unicamente degli incomprensibili sgorbi architettonici?

venerdì 19 gennaio 2007

Trasferta in Polonia per il film festival "Popoli e Religioni"

Davvero una bella soddisfazione per il film festival Popoli e Religioni di Terni. Una delegazione del festival umbro dedicato al cinema di ispirazione religiosa sarà infatti a Zamosc, in Polonia, da oggi al 26 gennaio per rappresentare la manifestazione al festival del cinema interreligoso Sacrofilm.

Il festival ternano sarà presentato stasera a Zamosc, nel corso nella giornata inaugurale del Sacrofilm, giornata alla quale parteciperà il popolare regista polacco Zanussi e che prevede, tra l'altro, una tavola rotonda dedicata alla lettera agli artisti di Giovanni Paolo II.


Tra gli altri eventi in programma al Sacrofilm 2007, un incontro di preghiera ecumenico, la proiezione dei film “Il ragazzo sul cavallo al galoppo” e “La piazza del Salvatore” e incontri dedicati al confronto con l’ebraismo (con il rabbino di Varsavia), l’islam (con l’imam Nedal Abu Tebak) e cristianesimo (con un rappresentante della chiesa ortodossa di Mosca) ma anche la proiezione di “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman, che aveva aperto proprio l’edizione 2006 del festival “Cielo e Terra”.

giovedì 4 gennaio 2007

E' iniziata la festa di Kumbh Mela per centinaia di milioni di induisti

Uno dei principali obiettivi di questo blog è quello di far conoscere le principali festività delle grandi religioni.

È con piacere che inizio quindi questa sezione segnalando che è iniziata per centinaia di milioni di induisti la festività di Kumbh Mela. Si tratta di una festa particolarmente importante per il variegato universo indù, anche per la sua scansione temporale (si celebra infatti ogni 12 anni).


Qui è disponibile una buona sintesi sul significato della festa. Qui, invece, un reportage fotografico della stessa che è una vera e propria gioia per gli occhi. Se l’induismo non è la religione (anche se definirlo religione è improprio, ma ne riparleremo) più “colorata” del mondo, poco ci manca.


E tanti auguri a tutti i fedeli indù!