L’uomo non si arrese e fece ricorso alla Corte d’appello, la quale ha finalmente emesso l’atteso favorevole verdetto. La questione sembra di lana caprina, ma è invece estremamente interessante: i giudici hanno infatti stabilito che la pira può essere legale se si trova in un edificio dotato di pareti, di tetto ma anche (e qui sta la soluzione che pare metta d’accordo capra e cavoli) di un’apertura. Proprio la presenza dell’apertura consente a Ghai di sostenere che il suo corpo sarà cremato all’aperto (e "far sì che l'anima sorga dalle fiamme come la mitica fenice, e non che sia incenerita in un forno industriale") non violando così i precetti della propria religione.
Dopo la sentenza (che interessa oltre 500.000 indù che vivono oltremanica) l’uomo ha dichiarato di essere fuori di sé dalla gioia e che la stessa “ha infuso nuova vita nei sogni di un vecchio”, intendendo almeno implicitamente, che la pira può almeno per il momento attendere, anche se la battaglia di principio era vinta.
Per una battaglia vinta, però, nuovi interrogativi sorgono: dopo le “battaglie sul velo” che hanno riguardato e riguardano il mondo musulmano, avremo altre battaglie di opinione sul fronte induista? E, più in generale: come le tradizioni provenienti da altre culture, tradizioni e religioni sono integrabili nelle società occidentali? Interrogativi cui solo il tempo saprà dare una risposta certa.