''Nella mostra sono esposti molti autografi, tra cui il trattato sull'amicizia, se gli servì da passaporto per entrare in Cina - spiega Giovanni Morello, presidente della Fondazione per i Beni e le Attivita' Artistiche della Chiesa - In mostra anche la matrice di una lettera che papa Sisto V avrebbe dovuto scrivere all'imperatore cinese per avviare i rapporti diplomatici tra i due Stati. La lastra - continua Morello - fu scritta da Matteo Ricci, purtroppo però quando arrivò in Italia il Papa morì e il progetto non si realizzò'''.
“Li Madou” – questo il nome cinese di padre Ricci – si spense a Pechino l’11 maggio 1610. In deroga alla tradizione di non consentire l’inumazione in Cina agli stranieri, l’imperatore concesse un terreno per la sua sepoltura, come estremo tributo alla sua scienza e al suo amore per i cinesi. La via dell’ “inculturazione” scelta dal gesuita, unita alla pratica instancabile della carità, seppe dare i suoi frutti, con le conversioni di importanti dignitari e di esponenti di ceti modesti, colpiti dal grande rispetto del missionario per il Confucianesimo e per il patrimonio culturale cinese. La mostra sarà visitabile fino al 24 gennaio 2010 e l’auspicio è che serva a diffondere maggiormente la conoscenza della sua persona e del suo metodo di evangelizzazione. Qui un'intervista con Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani.
Si presta sotto i migliori auspici la prima edizione di